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Il Gargano brucia di nuovo dopo dieci anni

Dieci anni dopo l’incendio che distrusse il Gargano, Peschici torna a bruciare. Domenico Ottaviano ad Emiliano: il Gargano ha bisogno di una primavera

Era il 24 luglio del 2007 quando il Gargano veniva inghiottito dalle fiamme e dal fumo. In diretta su tutti i TG nazionali le immagini agghiaccianti di turisti e residenti in cerca di fuga in mare e dei canadair che cercano di domare il fuoco. Panico e terrore. 300 i feriti, centinaia gli ettari di macchia garganica distrutti, 3 i morti (Domenico De Nittis, 62enne commerciante di olive, e i fratelli Carmela Maria e Romano Fasanella, di 81 e 71 anni, rinvenuti carbonizzati sulla litoranea in località Calalunga).

Dopo la distruzione, però, il Gargano, caparbio come i suoi abitanti, ha saputo letteralmente risorgere dalle proprie ceneri. Fenice di terra, rocce, boschi e mare, è tornato ad essere il luogo meraviglioso e selvaggio che tutti conoscono, diventando una delle mete più visitate da turisti di tutto il mondo.

Oggi (fatalità o perfida volontà di qualcuno?) lo “sperone d’Italia” è tornato a bruciare: due i focolai, in località Citrigni e presso la baia di Manaccora, da cui si è sparso l’incendio alimentato dal forte vento di oggi. Lo stesso vento caldo che soffiava dieci anni fa.

La lettera al Presidente Michele Emiliano

Domenico Ottaviano
Domenico Ottaviano

Ecco la lettera di Domenico Ottaviano (titolare del celebre Al trabucco da Mimì, dopo la scomparsa di Mimì, avvenuta lo scorso anno) al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano:

 

Presidente Michele Emiliano,

Le scrivo questa lettera aperta, in un giorno molto particolare e da un luogo unico in Puglia: dal trabucco da Mimì a Punta San Nicola, a Peschici.

Questo luogo, esattamente 10 anni fa, e in questi istanti, è stato teatro di un apocalittico incendio boschivo che ha colpito la rigogliosa pineta tra Peschici e Vieste, e danneggiato decine di strutture turistiche, portando via a garganici e ospiti nazionali e stranieri tutto quanto in loro possesso, distrutto flora, fauna e tre preziose vite umane.

In quella giornata, lottando con le fiamme e le auto, che una dopo l’altro esplodevano in un pericoloso effetto domino, abbiamo salvato dalla distruzione lo storico trabucco di famiglia e la prospicente attività commerciale senza l’aiuto di nessuno.

Con le tavole da surf abbiamo salvato decine di persone, traghettandole verso i gommoni di privati che si sono precipitati per evacuare le migliaia di villeggianti dalle baie in fiamme.

10 anni fa come oggi, questo angolo di paradiso rientrava nel Parco Nazionale del Gargano.

Ente, che nulla predispose allora per la tutela e la salvaguardia del suo patrimonio boschivo, e che nulla sta facendo oggi perché orfano di una guida autorevole e illuminata come fu in passato il compianto Presidente Matteo Fusilli.

Un Parco che si presenta oggi con i centro visita chiusi, i boschi ancora in fiamme (pochi giorni fa alle isole Tremiti), il suo variegato patrimonio storico e culturale in macerie o abbandonato e che allo stesso tempo presenta un avanzo di amministrazione di 6 milioni di euro: un’offesa a tutti i cittadini del Promontorio e della Puglia intera.

Sono mesi che aspettiamo una nomina ed una nuova governance. Il silenzio dell’organo politico da lei rappresentato, che in accordo con il Ministro dell’Ambiente deve individuare un nuovo presidente, ci conferma che la politica regionale non ha alcun interesse ad affidare un Ente strategico per il nostro territorio a chi ha a cuore e la capacità di lavorare per tutela e lo sviluppo del promontorio.

Le scrivo, in maniera accorata nel decennale di una disgrazia collettiva. Date al Gargano una guida, un Presidente che unisca, permetta di superare il campanilismo che inevitabilmente, nel nostro essere piccoli uomini (e sindaci) di provincia, ci contraddistingue, e che possa, con lungimiranza, proteggere quanto di più prezioso abbiamo: il nostro patrimonio ambientale, storico e culturale.

Faccia la sua parte, Presidente Emiliano.

Il Gargano, i suoi cittadini più attenti, aspettano con ansia una primavera che a vent’anni dall’istituzione dell’Ente non può più farsi attendere.

Distinti saluti

Domenico Ottaviano

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