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La Traviata, atto I

La Traviata di Pizzech piace ai foggiani

La Traviata, prodotta in collaborazione con la Fondazione Petruzzelli di Bari, riscuote un gran successo

Grazie ad ”Opera in Puglia”, la stagione lirica 2017 diretta da Giandomenico Vaccari, il Teatro Giordano di Foggia ha potuto ospitare un allestimento dell’opera più rappresentata al mondo, La Traviata. Il capolavoro verdiano è andato in scena giovedì 13 aprile con la regia di Alessio Pizzech: l’Oles, l’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento, nata dalle ceneri della Ico Tito Schipa (grazie all’intervento della Regione Puglia), è stata diretta dal M° Vlad Conta, la cui bacchetta ha guidato un buon cast (Diana Tugui era Violetta Valery, Giuseppe Tommaso era Alfredo Germont, Ionut Pascu era Giorgio Germont).

Dal duetto del secondo atto

Non colpisce la scenografia, scarna ed essenziale, ma la regia di Pizzech – un connubio tra lo sperimentalismo e la tradizione – che ha evitato una messa in scena banale, affrettata e irrispettosa nei confronti di un classico da preservare e da consegnare alle nuove generazioni. Tra le scelte del regista livornese, che continuerà a dirigere l’opera anche a Tokyo e a Ferrara (anche se con nuovi allestimenti), segnaliamo soprattutto l’idea di cospargere il palcoscenico di foglie autunnali (il secondo atto – il più bello, soprattutto se baritono e soprano riescono a duettare trasmettendo pathos e sentimento, così come è successo nel corso di questa recita – è ambientato in autunno) e l’utilizzo di un sipario trasparente in grado di separare Alfredo e Violetta dal coro (il magnifico coro ”Opera in Puglia”, composto da 41 cantanti – 21 uomini e 20 donne -, che ha eseguito splendidamente soprattutto i due celebri cori del secondo atto, quello delle zingarelle e dei toreador) e dagli altri personaggi, ricavando così un ulteriore spazio sul palcoscenico (non particolarmente ampio).

Diana Tugui è risultata particolarmente abile nel ruolo di Violetta, salvo nel finale, in cui la sua recitazione è apparsa algida e distaccata, tanto da rendere inverosimile la morte della celebre cortigiana. Giuseppe Tommaso, invece, è stato il vero protagonista della serata: il suo Alfredo lo ricorderemo per il caldo timbro squillante e per la spavalderia mostrata specialmente nella scena a casa di Flora (II atto).

L’opera è stata applaudita per circa 10 minuti: il pubblico ha salutato gli artisti tributando applausi scrocianti a tutto il cast, in particolare ai tre protagonisti, che hanno meritato l’ovazione insieme al M° Conta, la cui lettura del melodramma verdiano è risultata piuttosto piana e regolare, senza particolari sbavature ed errori nella scelta dei tempi.

 

 

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About Fabrizio Simone

Mi sono laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia con una tesi sul teatro francese di Gabriele D'Annunzio, concentrando l'attenzione sul Martirio di San Sebastiano, mistero in cinque atti con musiche di Debussy. Ho fondato un blog, Il ritrovo degli intellettuali, dedicato alla letteratura e all'arte, le mie più grandi passioni.

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