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Shady Hamadi : “Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza”

 

Il racconto della propria esperienza per dare voce ad un popolo spesso dimenticato che lotta sotto “lo sguardo disattento e disinteressato (o forse troppo interessato e per questo muto) dell’Occidente

Oggi 18 Aprile, alla libreria Kublai di Lucera, alle ore 20.30, si svolgerà  l’incontro con lo scrittore italo-siriano Shady Hamadi. Shady Hamadi è autore di due romanzi intitolati “La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana” e “Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’ indifferenza” , giornalista del “Fatto quotidiano” e attivista per la causa siriana. Questi romanzi sono i primi due di una trilogia progettata dall’ autore. Per comprendere meglio il romanzo “Esilio dalla Siria” è necessario fare un cenno agli avvenimenti politici siriani, determinati dalla dittatura di Bashar al Assad, e raccontati da Hamadi durante gli incontri di presentazione del suo libro.

Bashar al Assad ha ereditato il governo alla morte del padre ,Hafiz al Assad,avvenuta nel 2000, perpetuando ciò che può essere definita una dinastia. Hafiz era componente della fazione alawita, pertinente agli sciiti, sostenitori della successione politica e religiosa a Maometto da parte di suo cugino Alì. Durante il governo di Hafiz al Assad, il padre di Hamadi subì il carcere e le torture perchè appartenente al “Movimento Nazionalista Arabo”, di ispirazione socialista e laica, contro l’imperialismo occidentale e contro il colonialismo dello Stato di Israele. A causa dell’ esilio subìto dal padre, Shady Hamadi potè tornare in Siria solo nel 1997.

Le proteste e la repressione

Nel Marzo 2011, dopo quarant’anni di dittatura con quattordici servizi segreti formati dall’ ex gerarca nazista Brunner, i giovani siriani scesero in piazza contro Assad, creando un movimento multi confessionale, ispirato ad un pacifismo tratto da alcuni versetti del Corano. Il governo reagì inviando l’ esercito che attuò una repressione nella piena violazione dei diritti umani. L’esercito condusse questi giovani Sunniti in un villaggio alawita, diffondendo notizie diffamanti circa complotti sunniti. Questo fu molto utile al governo perché agli occhi della comunità internazionale solo lo stato di islamico doveva apparire detentore dell’armonia confessionale in Siria. In questo modo, come afferma l’ autore, a causa della repressione verso i sunniti, a causa del contesto rurale, si è attuata una confessionalizzazione che ha portato al fondamentalismo.

La scrittura come strumento per parlare di sé e della propria collettività

Shady Hamadi attraverso i due romanzi, “La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana” e “Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza”, pubblicati dalla ADD editori, permette di capire cosa sia la Siria oggi. Che fine ha fatto la rivoluzione siriana? Cosa resta laddove sembrava potesse sbocciare un fiore nel deserto?

Ciò che ha spinto l’autore a scrivere “Esilio dalla Siria” è stato anche il bisogno di elaborare l’ esilio. Shady Hamadi era a Beirut per visitare la sua famiglia sfollata in Libano. Proprio in questa occasione si è reso conto di non aver mai parlato dell’ esilio con i suoi familiari e di cosa esso ha rappresentato per lui. L’ autore ricorda che suo cugino ha elaborato l’esilio cancellando tutto ciò che ha fatto parte della sua vita precedente (“dimentica tutto” gli disse, mentre guardava in lontananza ciò che fu il loro villaggio).  Per Shady Hamadi l’esilio si materializzava ai check point al confine tra il Libano e la Siria, e attraverso cinque anni di guerra durante i quali l’ autore ha incontrato gente, e quindi storie, con cui ha potuto confrontarsi, come racconta durante un incontro di presentazione del libro. Hamadi,infatti, comincia con il raccontare :

“La morte di Mustafa, inghiottito nelle carceri del regime siriano, il confronto con gli attivisti della società civile e con la gente di tutti i giorni, cercando di ridare un volto e una dignità alla Siria e a un popolo che, fortemente, vuole l’emancipazione da una dittatura e dal fondamentalismo, sotto lo sguardo disattento e disinteressato (o forse troppo interessato e per questo muto) dell’Occidente“.

L’autore attraverso il racconto della sua esperienza personale, narra la sofferenza di un popolo che lotta per l’emancipazione dalla dittatura e dal fondamentalismo estremo;  contro l’indifferenza di un Occidente interessato negli attacchi e distratto nel dare umanità. Shady Hamadi affronta in maniera appassionata temi quali l’identità, l’integralismo,il rapporto tra le religioni, la libertà e la dittatura, posti nella cornice della società siriana che fa notizia solo nelle tragedie. Bisogna dare più attenzione verso ciò che avviene fuori dall’Italia e dai propri confini culturali perché, come afferma Hamadi : “abbiamo la libertà, sfruttiamola, siamo cittadini, diventiamo cittadini attivi”. A queste parole si potrebbe aggiungere un invito a praticare la fratellanza e la solidarietà.

La cultura e il dialogo: due armi contro la dittatura e il radicalismo

La Siria, come racconta l’autore, non è soltanto immigrazione, civili uccisi dalle bombe dell’Occidente e dell’ISIS, ma è anche giovani che vogliono reagire alla guerra, alla dittatura, attraverso la cultura. Hamadi,in incontro svoltosi presso la Feltrinelli di Milano, racconta che la scelta di lettura protende per gli scritti di Gramsci. Alla domanda sul perché in Siria, in questo momento storico, si legge Gramsci, l’ autore risponde affermando che una prima interpretazione consiste nel fatto che Gramsci aiuta gli arabi, in questo caso i siriani, a ragionare su quelle che sono le dinamiche della rivoluzione, su cosa è la libertà e cosa è un regime. Gramsci, infatti, ha interpretato il Principe machiavelliano esaltando la distinzione tra autorevolezza e autoritarismo.  Il fondamentalismo, in oltre, non è omogeneo. L’autore parla di un gruppo di ragazzi che ha ottenuto un caravan serraglio da un gruppo fondamentalista, adibendolo a biblioteca. Questa è la prova tangibile del fatto che la vera soluzione è il dialogo tra gli arabi riguardo la visione dell’ Islam.

La democrazia non è una merce da esportare: l’oriente deve percorrere il suo cammino in modo autonomo

La soluzione ai problemi dell’ Oriente non si attua con il tentativo occidentale di esportare la democrazia , in quanto non inseribile in un contesto storico, culturale, territoriale diverso da quello occidentale e complesso. Le “Primavere arabe” e gli interventi militari dell’ Occidente che hanno determinato la caduta di alcuni regimi , hanno contribuito alla nascita di un fondamentalismo radicale poiché, come afferma l’autore, per i giovani sunniti, modelli come Saddam, sono diventati simboli di riscatto e rivalsa. Come afferma Gramsci la democrazia non va esportata ad altri popoli. I popoli possono acquisirne il substrato , ma la struttura deve formarsi in relazione alla società caratterizzante di un popolo. Ogni democrazia deve avere le proprie particolarità e non omologarsi ad un modello unico, altrimenti, come un corpo estraneo, provoca un rigetto da parte di un determinato popolo. Fino a quando l’Occidente non abbandona il proprio etnocentrismo, il mondo orientale non sarà mai libero di scegliere la propria strada in modo autonomo e l’Occidente sarà vittima del proprio imperialismo. Dalla vicenda siriana possiamo imparare qualcosa trovando punti di contatto con il nostro passato ed evitare che si ripeta perché, come ricorda Hamadi, non bisogna insegnare la memoria e praticare l’ amnesia. L’Occidente e l’Oriente possono dialogare avvalendosi dei punti di contatto in ambito religioso; Hamadi, nato da padre siriano e madre italiana, durante un incontro, si è definito un musulmano cristiano, in virtù di questi punti di contatto.

 

 

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