Foggia: segnali di vita

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Il pari con il Palermo lascia sperare in vista della doppia trasferta

E’ stato un Foggia diverso. Un Foggia concentrato. Consapevole di dover dare un segnale di vita importante a se stesso e ai tifosi. Missione compiuta. Il messaggio è  arrivato forte e chiaro, ma non basta. Ci vuole di più. Sopratutto contro un avversario dalla cifra tecnica decisamente superiore.

A  guardare la classifica, però, non è semplice restare ottimisti. Per fortuna siamo solo alla quarta di andata. E Giovannino Stroppa ha ancora margini di tempo (non lunghissimi) per capire. Già, capire che qualche volta può anche voler dire cambiare. Cambiare senza rinnegare. Ma adeguarsi ad un campionato che spesso costringerà il Foggia a cambiare pelle per sopravvivere.

Inutile tornare sulle ragioni dell’ 1-1 alla Zaccheria. Si è detto di tutto, ed il contrario. Il Foggia ha dato tutto per i minuti che aveva a disposizione nelle gambe. Poi, finita la birra, ha dovuto arrendersi alla maggiore qualità del Palermo.

Ecco, qui Stroppa deve capire. Capire che va difeso anche un solo gol di vantaggio. Sopratutto quando l’avversario fa due cambi e ti mette in crisi. Vero, con un pizzico di fortuna i rossoneri avrebbero anche portato i tre punti in classifica. Ma la fortuna, per ora, non abita allo Zaccheria.

Ora Carpi e Brescia. Due gare in quattro giorni. La prima sulla carta proibitiva. Ma guai a tornate senza punti a casa. Sopratutto non sarebbe giustificabile un passo indietro sul piano della concentrazione e del tasso agonistico. Quello non sarebbe perdonabile. Ne a Stroppa ne alla squadra.

Una nota di merito, a nostro modo di vedere, la meritano due calciatori: Cristian Agnelli e Matteo Fedele. Il capitano ha risposto a chi lo aveva “bollato” non idoneo alla serie B.  Il centrocampista, neo-rossonero, processato con troppa fretta, ha dimostrato personalità e grande fisicità, due componenti che a questa squadra squadra servono come il pane.