Ieri la mia città era un posto meraviglioso

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Città
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Un’intera città riversata in piazza, una squadra da accogliere nel migliore dei modi. Non è stata una semplice festa, ieri Foggia era sotto incantesimo

 Lunedì 24 aprile 2017. La mia città ha ripreso conoscenza. Il sole non ha opposto resistenza. Non solo è sorto, ma ha dei raggi caldissimi. Una di quelle giornate dove ti viene voglia di uscire e buttarti in giro. Quello che è successo ieri, qui da noi, non se lo dimentica nessuno. In ogni angolo della città, sotto ogni paio di occhiali da sole, c’è gente che ieri ha chiesto in prestito le lacrime a qualche conoscente.

Ieri Foggia aveva un sapore particolare, un profumo particolare. Eravamo come inghiottiti tra le bandiere, le sciarpe, la musica, la gioia. Di quella felicità genuina, di quella che ti fa ballare, di quella che ti fa piangere se vedi qualcuno davanti a te piangere a sua volta. Di quella che ti prende lo stomaco, il cuore, le mani, la testa. Il Dio calcio è anche questo, forse soprattutto questo. Riesce a farti innamorare di una bandiera, e di tutti coloro che in essa ci si avvolgono.

Ieri un’intera città non conosceva posto più bello, gente più bella e colori più belli. Ieri Foggia aveva il sapore della vittoria, della rivincita, e non solo calcistica. Ieri ha vinto quella parte di Foggia che ci crede ancora, che nonostante tutto attendeva da 19 anni il tuffo nella fontana. Ieri ha vinto quella gente che è scesa di nuovo qui da noi, a casa, perché quel momento lo devi vivere a tutti i costi.

Ieri, se ti guardavi intorno, vedevi un mare di gente. Non conoscevi tutti, ma avevi la sensazione netta e distinta che quella gente, quegli occhi lucidi e quelle mani rosse, fossero le tue. E che le avresti riconosciute anche nel posto più remoto della terra. Ieri Foggia era orgogliosa di se stessa, si specchiava nella sua bellezza e si lasciava coccolare dai suoi figli. Tutta quella gente non faceva altro che tenerla in braccio, come un figlio prende in braccio la propria mamma o un marito la propria sposa.

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Nessuno sarebbe andato via da quella piazza. Per nessuna ragione al mondo

Ieri nessuno voleva smettere di cantare, di fare l’amore con una gioia primitiva, di gridare il nome della propria città. Questa mattina Foggia, il Foggia, la sua gente, si è svegliata come quando ci svegliavamo da piccoli, il giorno di Natale. Il regalo era già stato aperto, ma che gioia andarlo a prendere tra le mani. Qui da noi questo momento non passerà velocemente.

Qui da noi, se esci per strada, qualcuno ha bisogno di incrociare il tuo sguardo e dirti “c’amm fatt!”. Qui da noi, per un po’ di giorni, ci sarà ancora la gioia e l’orgoglio di essere figli di questa terra. Qui da noi, per un po’ di giorni, saremo consapevoli di avere qualcosa di buono tra le mani. Qui da noi, per un po’ di giorni, ci si sentirà protetti dal Dio calcio, dalle sue bandiere e dalle sue sciarpe.

Qui da noi è questo quello che si vive. Qui da noi non si perde mai quando si è felici. Qui da noi si va soltanto orgogliosi di essere foggiani, sempre e per sempre. Qui da noi c’è un amore sconfinato per la nostra squadra, per la nostra città.

Qui da noi, ancora per un po’, la vita deve andare così. E mi auguro di incrociare ancora per un po’ sguardi avvolti di gioia, occhi luccicanti e voce rauche. Perché vorrà dire che, qui da noi, tutto è cambiato. E tutto potrà cambiare ancora. 

IL FOGGIA, DA DOMENICA 23 APRILE 2017, È DI NUOVO IN SERIE B. 

Il bello deve ancora venire