Lucera, la fortezza e la città “saracenorum”

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“Invasioni spettacolari”: tre weekend nelle torri di Capitanata
“Invasioni spettacolari”: tre weekend nelle torri di Capitanata

Dal colle Albano, la fortezza simbolo della città un tempo colonia saracena

La piccola cittadina di Lucera ha molti beni che indicano la ricchezza e lo splendore che un tempo doveva rivestire.

Oltre al Museo Civico, dedicato all’archeologo Giuseppe Fiorelli ed ospitato nel settecentesco palazzo De Nicastri-Cavalli, e l‘anfiteatro augusteo, voluto dal magistrato Marco Vecilio Campo in un terreno di sua proprietà; interessantissima è anche la fortezza svevo-angioina.

La fortezza sorge sul colle Albano, uno dei tre colli sui quali la città si sviluppa, abitato sin dal neolitico.

“Invasioni spettacolari”: tre weekend nelle torri di Capitanata
“Invasioni spettacolari”: tre weekend nelle torri di Capitanata

Questa zona, durante l’età del ferro (VIII secolo a.C.) era frequentata, notevole, infatti, è il cosiddetto “carrello di Lucera“.

Si tratta di un gruppo di venti bronzetti, figure umane e animali, che probabilmente componevano una scena rituale di un contenitore metallico rituale diffuso in area campana ed etrusca.

Durante la dominazione romana ospitò l’acropoli della città, mentre nel periodo medievale assume importanza strategica e militare per la favorevole posizione strategica.

Sull’altura della “Chiave di Puglia”, nel 1233, Federico II di Svevia volle costruire uno dei tanti Palacium sparsi in Puglia. Una torre-palazzo per controllare il territorio e distrarsi con gli hobby preferiti dal sovrano, primo tra tutti la caccia.

Federico, oltre ad usare come cava l’antico centro romano, fece portare delle statue antiche per arricchire la sua dimora. Tra le decorazioni scultoree particolari, è da segnalare la testa di moro conservata al Museo Fiorelli, la cui plastica ricorda molto da vicino quella del capitello con quattro teste conservato a Troia.

Segno della multiculturalità della città diventata colonia saracena per sedare le ribellioni dei musulmani di Sicilia.

Altra destinazione, invece, assume il palazzo con il cambio di regnanti. Con la fine della casata Sveva, e l’instaurarsi di quella Angioina, il Palatium viene inglobato, tra il 1269 e il 1283, da un complesso fortificato ad uso difensivo ed offensivo, sul modello delle esperienze maturate già precedentemente dall’architetto Pierre d’Angicourt.

Ancora oggi è possibile ammirare la cinta muraria (lunga 900 metri) e composta da 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali, 7 contrafforti e 2 torri cilindriche angolari: le famose Torre “della Leonessa” o “della Regina”, merlata, e la Torre “del Leone” o “del Re”.