Musica e teatro al “Giordano” con obbiettivo benefico

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Jazz e teatro si incontrano al “Giordano” per dare vita alla leggenda di Reinhardt, l’arte prende forma a scopo benefico

È in programma giovedì 28 settembre, alle 20.30, al Teatro “Giordano” lo spettacolo “La leggenda del favoloso Django Reinhardt” promosso dall’associazione culturale foggiana “Disvago”, con il patrocinio del Comune di Foggia, della sezione foggiana dell’A.M.M.I. (Associazione Mogli Medici Italiani) e del Rotary Club Foggia “Capitanata”.
Ma, sottolinea la presidente di “Disvago”, Antonella Riccardo, la proposta culturale è abbinata ad un obiettivo benefico: parte del ricavato, infatti, sarà devoluto per pagare visite specialistiche agli ospiti della Casa-Famiglia “Opera San Giuseppe” di Foggia. L’iniziativa rientra in un percorso di sostegno sociale avviato lo scorso anno dal Rotary Capitanata, su proposta della socia Antonella Riccardo, con il progetto “Insieme” nato per finanziare attività extrascolastiche sportive e culturali volte all’inclusione di ragazzi in situazione di disagio.

“La leggenda del favoloso Django Reinhardt” è portato in scena dalla “CompagniaREP” e dalla compagnia “Gli Ipocriti”, con la regia di Paolo Sassanelli e l’adattamento di Bianca Melasecchi. A interpretarlo, lo stesso Paolo Sassanelli con Luciano Scarpa, Anna Ferzetti, Marit Nissen, Eleonora Russo e Gaia Bassi, accompagnati dall’orchestra “Musica da ripostiglio”, composta da Luca Pirozzi (chitarra e banjo), Luca Giacomelli (chitarra), Raffaele Toninelli (contrabbasso) e Ruben Chaviano (violino).

Il grande jazzista di origine belga rivoluzionò la tecnica della chitarra a causa di una menomazione alla mano sinistra

«In questo spettacolo -scrive Sassanelli nelle note di regia- raccontiamo le gesta di un eroe che con sole tre dita cambiò la storia della musica…». Il grande jazzista di origine belga rivoluzionò la tecnica della chitarra a causa di una menomazione alla mano sinistra: a causa delle ustioni riportate da un incendio, anulare e mignolo si saldarono nel processo di cicatrizzazione.

Infatti, in un turbinio di musica, canzoni, foto, il racconto parte dalla Parigi degli anni Venti, piena di Americani e Russi che scappano, gli uni dal proibizionismo, gli altri dalla rivoluzione del 1917, portando con sé la loro musica, fatta di jazz e balalaika, per giungere alla Seconda Guerra Mondiale, con l’occupazione nazista e poi l’arrivo degli Alleati. Un viaggio, con gigantografie riprodotte sul palco, tra caffè e cabaret, tra strade, faubourgs, e immancabili femmes fatales.
Ogni tappa è introdotta dai gustosi commenti di Luciano Scarpa; le quattro attrici danzano, cantano e riempiono di allegria la scena; la musica, avvolgente e dirompente, accompagna senza sosta lo spettatore per avvicinarlo, alla magia delle note di Django Reinhardt.