Peschici, la “perla del Gargano”

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Peschici, la
Peschici, la "perla del Gargano"

Peschici: dove la natura incontra l’uomo senza scontrarsi

Peschici, la "perla del Gargano"
Peschici, la “perla del Gargano”

L’estate è arrivata. Anche se gli impegni non ci permettono di catapultarci in spiaggia, mentalmente siamo già li. Siamo fortunati, allora, a vivere in Capitanata.

Il Gargano, infatti, è ricco di splendidi luoghi da scoprire o da riscoprire apprezzandone, magari, maggiormente le peculiarità che li rendono unici e rinomati in tutto il mondo.

Del valore delle nostre coste se ne accorsero ben presto anche gli Schiavoni (popolazioni di origine slava) capeggiati da Sueripolo, che nel 970 d.C., vennero mandati da Ottone I a liberare il Gargano. Cacciati definitivamente i saraceni, e ricevute come premio le due colonie di Vico e di Peschici, fondarono sulle rovine di un “casale distrutto” quella che sarebbe diventata oggi Peschici:“Pesclizo”.

La parola è di origine slava e significa “sabbia pura”. Non è difficile infatti notare la purezza della sabbia se ci si reca in una delle località balneari del piccolo paesino arroccato su uno sperone roccioso alto 90 metri.

Dalla piccola spiaggia di Jalillo (appunto “piccola spiaggia” in dialetto peschiciano) di fine sabbia e ghiaia, alla Marina di Peschici (con sabbia cristallina), fino alla baia di San Nicola o a quella del Procenisco o alle spiagge di Manaccora e Zaiana; la costa si mostra disseminata da cale, anfratti e insenature che permettono di godere di un territorio incontaminato seppur fornito dei servizi balneari necessari.

A rendere Peschici unica, però, non sono solo le sabbie dorate e le spiagge, ma anche il centro storico. Con le sue strette viuzze e le basse case bianche tipiche dell’architettura spontanea mediterranea (che la assimilano agli esempi greci per le abitazioni con tetto a cupola e ci mostrano le influenze bizantine ancora persistenti), suscita un magnetismo non solo sui turisti stranieri ma anche su noi dauni.

Osservando il centro non si può che ammirare la maestria degli abitanti che sono riusciti a dialogare con la natura, tanto da creare un centro urbano che sembra armonizzarsi più che imporsi su essa. Gli stessi abitanti che, se nel XIII secolo erano abili costruttori di navi anche grazie alle risorse boschive, inventarono un ingegnoso mezzo per pescare senza doversi avventurare nei mari minacciati dai pirati.

Così nascono i Trabucchi, esempi di come l’uomo, per sopravvivere, debba adattarsi. Metafora della genesi del paese costiero che ancora oggi non mancano di fornire pesce fresco e ammaliare i curiosi visitatori.