Romano Luperini: letteratura e senso della vita

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Romano Luperini discute di
Romano Luperini discute di "Letteratura e crisi"

“Letteratura e crisi”: Luperini parla agli studenti della letteratura e afferma “La scuola ha il compito di aiutare l’uomo a diventare sempre più uomo”

La fine del letterario e della figura dell’intellettuale, la globalizzazione, mutamenti del linguaggio, contaminazione, fuga dei cervelli: questi alcuni degli aspetti della crisi letteraria toccati da Romano Luperini durante l’incontro con gli studenti, dal titolo “Letteratura e crisi”, che ha avuto luogo nella mattinata di giovedì 12 maggio e ha visto protagonista il noto scrittore e critico letterario, ospite del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Foggia. L’evento, organizzato dall’Università di Foggia in collaborazione con il Comitato di Foggia della Società Dante Alighieri e la Fondazione Banca del Monte, è stato moderato e presentato dalla Dott.ssa Rossella Palmieri (con cui lo scrittore ha dialogato nel corso della presentazione del suo ultimo libro “La rancura”, nel pomeriggio di mercoledì), dal Prof. Sebastiano Valerio e dalla Dott.ssa Anna Maria Cotugno.

Romano Luperini durante l'incontro "Letteratura e crisi", presso il Dipartimento di Studi Umanistici
Romano Luperini durante l’incontro “Letteratura e crisi”, presso il Dipartimento di Studi Umanistici

La crisi della letteratura, sostiene Luperini, ha radici nella modernità, ma più propriamente essa si è sviluppata nelle ultime due fasi di essa: il postmoderno e l’ipermoderno. Il primo, riconducibile alla seconda metà degli anni Settanta del Novecento, sancisce l’inizio della globalizzazione con una frattura rispetto alla società ed alla cultura del passato, che dà vita al postmodernismo. Come affermato dallo stesso Luperini in un’altra occasione: “Il postmoderno insomma è un tipo di civiltà, di relazioni socioeconomiche e culturali, è un modo di percepire noi stessi, il tempo e lo spazio, che mantiene nel tempo lungo i caratteri essenziali che lo definiscono anche se progressivamente ne cambia alcuni e ne assume altri di nuovi; mentre il postmodernismo è una tendenza di poetica e di gusto letterario e artistico che si è affermata agli inizi del postmoderno e precisamente negli ultimi due decenni del Novecento”.

Il postmodernismo, infatti, si esaurisce in poco più di venti anni, per lasciare il posto all’ipermodernismo all’alba del nuovo secolo (simbolicamente sancita dall’attentato alle torri gemelle nel settembre 2001).

Gli studenti ed i docenti presenti all'incontro con Romano Luperini "Letteratura e crisi", presso il Dipartimento di Studi Umanistici
Gli studenti ed i docenti presenti all’incontro con Romano Luperini “Letteratura e crisi”, presso il Dipartimento di Studi Umanistici

Negli ultimi quarant’anni dunque la “repubblica delle lettere” ha visto lentamente cedere il terreno sotto di sé, insieme al procedere dei cambiamenti sociali, economici e culturali. Essa perde i propri confini e la propria identità letteraria e mutua sempre di più (la narrativa in particolare) elementi provenienti dal mondo extraletterario. Il linguaggio letterario, in primis, scompare per trasformarsi in linguaggio ibrido, povero lessicalmente, quasi dialettale, nato dalla contaminazione con i mondi televisivo, pubblicitario, radiofonico, giornalistico ed in infine quello dei network. Sono proprio i mass media a definire una sorta di “appiattimento” generale: prima il trionfo del virtuale sulla realtà materiale che porta alla centralità del linguaggio e delle rappresentazioni: le parole e i segni sostituiscono le cose (nomina nuda tenemus” disse Umberto Eco); e da essa poi la riscrittura ed il citazionismo; infine la crisi del ruolo dell’intellettuale-scrittore e conseguentemente del sistema scolastico.

Fino alla metà del Novecento erano gli intellettuali-scrittori che, circondati da un’aura di sacralità in relazione alla loro figura, mediavano la realtà descrivendola in ogni suo aspetto (celebre esempio portato da Luperini il caso del massacro del Circeo negli anni Settanta, che fu descritto all’epoca dagli ultimi grandi intellettuali quali Pasolini, Calvino e Fortini). Nell’era dell’ipermoderno sono i mass media ed i suoi personaggi “trasversali” (i cosiddetti tuttologi definiti “uomini pneumatici” da Montale) a svolgere questo ruolo di mediazione. Neanche chi tenta di reistituire tale figura riesce nell’intento: lo stesso Saviano con il suo Gomorra, inquadrato nell’ambito di una corrente neo-neo-realista che in realtà non ha nulla del realismo post-bellico, è il prototipo di una figura mediatica, un giornalista che racconta una verità, ma finisce per essere assorbito dallo star system.

La crisi della letteratura e della figura storica dell’intellettuale finisce per mettere in crisi anche l’ultimo baluardo del mondo letterario, che però sembra essere puramente accademico: la figura dell’insegnante e dunque la scuola. Gli insegnanti di materie umanistiche sono spaesati di fronte ad un paesaggio così mutato, non sanno più come espletare la loro funzione di mediatori e raccontare la letteratura. Raccontare la letteratura, comprendere il testo, però, afferma Luperini, è comprendere il senso della vita. “La scuola ha il compito di aiutare l’uomo a diventare sempre più uomo.” Una chiosa perfetta con cui terminare un incontro che ha lasciato di che riflettere agli studenti universitari, ma soprattutto  agli studenti delle scuole superiori ed ai loro docenti che vi hanno preso parte.