Il 18 maggio processo all’investitore di Giancarlo Ravidà

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Ravidà
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Il 4 gennaio del 2015 moriva Giancarlo Ravidà, travolto e ucciso da un auto a Prato. Il 18 maggio il processo di primo grado all’investitore

E’ passato poco più di un anno dalla notte in cui perse la vita Giancarlo Ravidà, il dicianovenne foggiano morto il 4 gennaio dello scorso anno a Prato. Proprio nella cittadina toscana, il 18 maggio si terrà il processo di primo grado per l’omicidio stradale del giovane foggiano.

La famiglia di Giancarlo Ravidà, proprio in questi mesi ha ricevuto la vicinanza e l’affetto di numerose associazioni, tra le quali L’associazione “Lorenzo Guarnieri”, che attivamente cerca di aiutare chi ha avuto un dramma simile, per far si che la giustizia possa valutare il caso di Giancarlo con le misure attuali introdotte dal Governo sull’omicidio stradale.

La vita di Giancarlo, corsa via come l’auto che lo ha travolto, non vale né 5 anni di reclusione, né tantomeno la revoca della patente del’investitore, 28 enne nordafricano, fuggito via da vigliacco e, altrettanto vigliaccamente, presentatosi solo il giorno dopo in Questura, accompagnato da un presunto testimone il quale, nei giorni seguenti, è stato arrestato per una rapina ad una coppia di cinesi. Il 28 enne, invece, non era nuovo alle forze dell’ordine, seppure per reati minori.Ravidà

Giancarlo aveva diciannove anni, aveva ancora un bel po’ da vivere. Perdere la vita in questo modo, a qualsiasi età, è la forma più alta di profanazione del senso della vita. Una serie di coincidenze sinistre, un passo messo prima e non dopo. Pensare che se fosse rimasto altre cinque secondi sul marciapiede, forse Giancarlo sarebbe stato con noi domenica sera allo stadio a gioire per la vittoria del Foggia. Ipotesi inesorabilmente lontane dalla realtà dei fatti.

Che Giancarlo continui a vivere non è la solita frase fatta. Giancarlo vive davvero, perchè i suoi organi hanno aiutato chi ad un passo dal baratro c’è stato. Giancarlo ha ridato forza a qualcuno che ormai, forse, neanche ci credeva più. Ha dato la speranza, la gioia, LA VITA. E con la vita ha pagato il prezzo più caro, estorto da chi magari ha pensato più a come far cantare il motore che a lasciar “cantare” un ragazzo di diciannove anni. Fuggito via da Foggia per costruirsi un futuro, che ad un certo punto ha chiuso il portone, lasciandolo solo sotto il temporale. E quando arriva il temporale, quel temporale che ci si aspetta alla fine di una lunghissima giornata di sole, che mai e poi mai penseresti che possa squarciare il cielo così presto, allora capisci che quel sole bisogna guardarselo attentamente, ogni giorno.

E Giancarlo lo guarda da lassù, proprio al suo fianco, mandando qualche raggio giù, per riscaldare l’animo infreddolito e tremolante dei suoi cari. Che mai e poi mai avrebbero pensato che quel sole, così giovane, potesse spegnersi. Ma quel sole, ora, è in buona compagnia. Non si è spento, mai.