Al Giordano, un Arbore nostalgico



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Foto di Samuele Romano

Renzo Arbore torna a Foggia e presenta la sua autobiografia, accompagnata da immagini di vecchi programmi che fanno parte della storia della televisione italiana

Dopo l’indimenticabile concerto di Ferragosto, fortemente voluto dal sindaco Landella e dall’assessore alla Cultura Anna Paola Giuliani, Renzo Arbore è tornato nella sua Foggia. Questa volta, però, per presentare la sua autobiografia, E se la vita fosse una jam session?, curata dalla giornalista Lorenza Foschino (Rizzoli, pagg. 311, euro 35).

Mercoledì 6 gennaio, infatti, Renzo Arbore ha ripercorso la sua vita e la sua carriera in una cornice d’eccezione: il Teatro Comunale “Umberto Giordano”. Ad accogliere il Maestro foggiano, vestito di tutto punto (giacca bordeaux e panciotto multicolor), c’era un intervistatore d’eccezione: Gegè Telesforo. Al “Giordano”, come si può ben immaginare, c’era il tutto esaurito.

Durante la serata, tra filmati con Lino Banfi e Carlo Verdone, un nostalgico ed emozionatissimo Arbore ha svelato il suo background: dagli aneddoti familiari alle leggende sulla Foggia dei bombardamenti (al palazzo Frattarolo si sarebbe esibito Benny Goodman, il re dello swing), dalle amicizie e collaborazioni celebri alle tappe fondamentali della sua carriera alla Rai o al Corriere della Sera. Si perché Arbore, anche se per un breve periodo, ha scritto per il quotidiano di via Solferino: fu proprio durante un concerto di Enzo Jannacci, al Teatro Tenda di Roma, che Arbore capì di voler tornare a fare il musicista.

Gli amici di Arbore, specie quelli conosciuti a Napoli, sono memorabili: Roberto Murolo, Luciano De Crescenzo, Eduardo De Filippo. Roberto Murolo l’ha conosciuto durante gli studi di giurisprudenza. ”Murolo ha fatto la più grande opera di musica popolare italiana, La napoletana, una serie di dvd che raccolgono tutte le canzoni napoletane cantate con la sola chitarra. Murolo cantava in un napoletano elegante. Con lui facevamo delle serate in cui cantavamo gratuitamente, perché ci bastava un ragù ben fatto”, ha ricordato il cantante foggiano. ”Ma Roberto era ingenuo. Era rimasto bambino. Mi ricordo che gli facevamo credere anche l’arrivo dei marziani a Posillipo” – ha continuato Arbore.

Ma quando ricorda Luciano De Crescenzo, l’ingegnere dell’IBM che fu il primo a giocare a scacchi col computer, abbondano gli aneddoti, tutti divertentissimi. ”Io e Luciano ci siamo conosciuti perché avevamo la stessa fidanzata ma non lo sapevamo. Io stavo a Sorrento e Luciano a Napoli. Questa ragazza diceva a me che andava a trovare l’amico De Crescenzo a Napoli, e a Luciano diceva che andava a trovare l’amico Arbore a Sorrento. Quando l’abbiamo scoperto, siamo diventati amici e abbiamo fatto tante cose insieme”.

Al Giordano, un Arbore nostalgico
Foto di Samuele Romano

Il celebre showman foggiano non ha avuto difficoltà a rivelare alcune personalità dello spettacolo e della musica che hanno influenzato il suo percorso artistico: Louis Armstrong (”visto al Piccinni di Bari”), Totò (”ch’era considerato un guitto, ma era un grandissimo artista che ha fatto tutti i tipi di umorismo”), Federico Fellini, Vittorio Gassmann, Mariangela Melato, Alberto Sordi.

Tra i tanti ricordi, però, uno è davvero curioso: non sapendo se prendere la strada dell’avvocato o dell’artista, Arbore andò da Padre Pio per chiedere un consiglio. Il santo di Pietrelcina non era un indovino e, viste le insistenze, rispose: ”Facesse l’avvocato!”.

Qualcuno, sui social, fa sapere di aver letto per la terza volta l’autobiografia del Maestro: non è una semplice Arbore-mania, ma una prova dell’amore dei foggiani per il loro concittadino più celebre (oltre al grande Umberto), amato e stimato in tutto il mondo.

In una serata dedicata ai ricordi, quelli più noti e quelli più intimi, Arbore ha dato prova, ancora una volta, di amare Foggia. E i foggiani hanno ricambiato: dai palchi, dal loggione e dalla platea, applausi scroscianti hanno salutato, nel finale, l’ambasciatore nel mondo della canzone napoletana.

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