Alberto Angela incontra i grifoni: intervista al noto divulgatore scientifico



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Alberto Angela dopo aver ricevuto il premio "Grifoni d'Oro"

Si è tenuto ieri 2 aprile ad Ascoli Satriano, nella suggestiva Cattedrale Romanica, l’incontro che ha portato una delle personalità più’ importanti nella storia della divulgazione scientifica italiana, Alberto Angela, al conferimento del premio “Grifoni d’oro”

La premiazione è stata preceduta dalla visita presso il sito archeologico di Faragola e il polo museale, ove il conduttore televisivo si è espresso in questi termini: “Straordinario questo territorio, ricchissimo di testimonianze, che continua  a

restituire dei sogni dal passato”. Durante l’evento, in cui sono intervenuti il sindaco Savino Danaro, il presidente Centro Culturale Polivalente Giuseppe d’Arcangelo e Piero Pruneti, direttore della rivista “Archeologia Viva”, riconosciuta a livello internazionale, Angela si è mostrato entusiasta dell’accoglienza calorosa della popolazione ascolana, ma soprattutto dalla ricchezza straordinaria di questo territorio , “Non soltanto un sito archeologico, ma un patrimonio emozionale riemerso dal terreno.”

 A termine della premiazione, dopo un piccolo spazio concesso alla Goliardia, Foggia.Zon ha avuto l’onore di intervistarlo:

Per quanto concerne la sua prima esperienza visiva con i Grifoni, quali emozioni e successive osservazioni ha potuto dedurre?

Guardando i Grifoni per la prima volta, ed una volta uscito fuori dalla Sala delle “policromie del sublime”, non ho potuto fare nient’altro che riflettere sulla bellezza dell’esistenza umana: noi tutti passiamo cose belle e cose brutte, ma alla fine ricorderemo principalmente quelle belle, perché sono esse che aiutano ciascuno di noi ad andare avanti. Se ci soffermiamo nell’ammirare i due grifoni che azzannano la cerva, riusciremo a percepire quanto importante potesse essere per i realizzatori il concepimento di tale opera, con scopo principale quello di cercare di raggiungere un momento bello nella loro vita. Ma chi erano costoro? Che barzellette raccontavano? Provavano amore verso un’altra persona? Questo non lo sapremo mai, ma ciò che ci hanno lasciato in eredità supera tutte le barriere spazio-temporali  che l’uomo ha delineato nella sua storia.

Come lei sa, il territorio ascolano è un importante centro di interesse dal punto di vista archeologico . Come pensa che queste aree possano essere interessate da uno sviluppo culturale e turistico?

Innanzitutto bisogna capire che questo è un territorio che offre ricchezze tali che altri non possiedono ed è, soprattutto, un luogo sconosciuto, aspetto che io non ritengo assolutamente negativo ma come un punto a favore, una specie di “trampolino”.  Se ad Ascoli Satriano è attiva l’università di Innsbruck, è perché loro hanno fiuto per le cose belle e  ciò deve farci capire che noi abbiamo attorno a noi un patrimonio che non è stato fino ad ora valorizzato, scoperto e studiato a dovere; per i ragazzi questo è un futuro terreno di ricerca, di specializzazione e pubblicazione sia a livello dell’archeologia che di chi organizza la valorizzazione di questa sede archeologica.

È ormai risaputo il suo impegno nei confronti della città di Pompei, sia per quanto riguarda diverse pubblicazioni che per i suoi programmi televisivi. Lei crede che la città dei grifoni potrà, in un futuro prossimo, essere paragonata a quella di Pompei archeologicamente?

Per quanto riguarda la città di Pompei, è innegabile la mia devozione nei confronti di questo sito archeologico per un semplice motivo: ogni volta che mi ci reco faccio nuove scoperte, ogni singola volta. Questa cosa mi capita solo lì, e bisogna pensare che si tratti di un territorio non molto distante dal vostro. Per questa ragione, spero e ritengo che Ascoli Satriano esca fuori dall’anonimato e venga finalmente apprezzata per la sua bellezza e ricchezza.

In conclusione, ci auguriamo che le parole speranzose di una personalità così importante per la cultura italiana come quella di Alberto Angela possano essere solo l’inizio per la valorizzazione di un territorio così ricco ma al tempo stesso sottovalutato. 

Emanuela Mitola

Giovanni Morese

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