A scuola di dialetto



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Come e in che modo è nato il dialetto foggiano? Scopriamo insieme la storia della lingua della nostra terra

Parlare e scrivere in italiano in maniera corretta è estremamente importante; la comunicazione è alla base del vivere comune e fare un uso scorretto della nostra lingua implica non solo un imbruttimento della lingua stessa, ma anche e soprattutto la creazione di una barriera nel rapporto con gli altri.

Eppure, a volte, viaggiando, capita uno strano fenomeno. Ci basta allontanarci dalla nostra terra d’origine, talvolta, per renderci conto di un fatto che ci lascia alquanto meravigliati: per quanto possiamo parlare in italiano, gli altri non sempre ci capiscono.

Cosa succede? Tutto questo è terribile!

State tranquilli, nulla di grave, anzi: significa solo che siete dei veri foggiani; significa che la vostra terra vi è entrata nel sangue e vi è arrivata alle corde vocali, mischiandosi alla lingua dello Stivale.

Poco importa se gli altri non sempre vi capiranno, voi continuate a fare della vostra lingua il vostro tesoro, il promemoria sulle vostre origini.

E, poi, diciamocela tutta. Certe cose, dette in italiano corretto, non hanno lo stesso significato; il dialetto ha quel qualcosa in più. Il dialetto è quel pizzico di sale che aggiunge un quid al pasto.

Vi siete mai chiesti da dove arriva il nostro dialetto? Proviamo a ricostruirne la storia insieme.

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La storia del dialetto foggiano

Siamo nell’XI secolo, nel periodo di dominazione normanna della zona, quando la lingua foggiana inizia a diffondersi sul territorio e nel secolo successivo – con Federico II di Svevia – quando comincia la sua evoluzione.

In seguito, la città si trovò alle prese con cambiamenti politici e storici importanti, che portò la lingua foggiana a farsi influenzare, seppur in minima parte, dagli altri dialetti della regione, ma anche dai dialetti abruzzesi e del napoletano.

Fatti dei cenni storici, analizziamo ora il dialetto al livello fonico. Ciò che balza subito alle orecchie è, innanzitutto, la presenza, nel dialetto foggiano, di numerosi fonemi vocalici: per la precisione, essi ne sono 14. Si tratta però, di gruppi vocalici utilizzati per lo più per enfatizzare un concetto o al posto degli articoli. Raramente, essi vengono riprodotti all’interno delle parole, composte per lo più da consonanti. Per quanto riguarda le consonanti, scordatevi la p, la c e la t, a favore – rispettivamente – della b, della g e della d.

E, ora, diteci, quali sono le vostre espressioni dialettali preferite? Quelle che, quando le sentite pronunciate in terra straniera, vi fanno sentire subito a casa e vi fanno esclamare, senza indugio, “Mado’, quann’ej tog! Che si mal’t!”?

 

 

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