“Edipo Re”, la recensione in anteprima



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La scrittrice Roberta Pilar Jarussi dona a Foggia.Zon la prima, esclusiva, recensione del film “Edipo Re” di Gianluigi Carella. Il film verrà presentato e proiettato Martedì 8 Dicembre alla Città del Cinema

Abbiamo già parlato, nei giorni scorsi, della prossima proiezione di un film tutto foggiano, che avverrà Martedì 8 Dicembre, alle ore 11:00 presso la Città del Cinema di Foggia. Sarà possibile vedere il film, di cui parliamo qui “Edipo Re” si presenta alla città , in maniera assolutamente gratuita.

Intanto, la scrittrice Roberta Pilar Jarussi, ha visto in anteprima il lavoro a cura di Gianluigi Carella a cura di “Imprinting creative”. Lo ha recensito e ha deciso di condividere con i nostri lettori le sue impressioni. Di seguito, quindi, la recensione di “Edipo Re”.

"Edipo Re", la recensione in anteprima
“Edipo Re”, la recensione in anteprima

EDIPO RE, regia di Gianluigi Carella, produzione indipendente e no profit a cura di IMPRINTING CREATIVE, dicembre 2015.

Edipo scopre, in un solo giorno, di aver ucciso suo padre senza volerlo, e di aver desiderato e amato sua madre. L’uomo, marchiato per sempre nell’animo da questa scoperta, non troverà mai più quiete. Unica testimone di tanto dolore è Epicasta, la serva che rimane al suo fianco tra le mura del palazzo reale.

Edipo Re, il film, racconta quel che resta di un giovane monarca allo sbando, e di un regno senza più scheletro né potenza a tenerlo in asse. Racconta il percorso del Re uomo, sventrato dalla verità, in bilico sul filo della morte e della follia. Edipo re, racconta il tormento della giovinezza. La giovinezza ha la pelle nuda, occhi trasparenti, muscoli forti e l’anima in pezzi. Edipo Re racconta il male che si avverte a scoprire la verità, ma ancora più insostenibile sarebbe restar ‘ciechi’ dinanzi a quel segreto. Edipo Re racconta il coraggio. E la solitudine. Edipo Re, ancora, racconta la perdita. Dell’amore, del senno, di poche cose certe, di sé. Edipo Re racconta lo sfacelo, nel corpo e nello spirito, che solo chi si arrende al dolore vero – chi decide di assecondarlo, di non opporgli resistenza, perché reagire non è dei coraggiosi, è dei vili, è dei superficiali – conosce.

‘Edipo Re’, il titolo. Scritta chiara su sfondo nero. Nero assoluto. E una croce rossa, come fosse segnata a mano in fretta, che con qualche secondo di scarto, appare sulla parola Re e quasi la cancella, a ricordarci che il Re è prima di tutto un uomo. E un Re che si perde, è un uomo che muore. Il film, suddiviso per quadri che aiutano lo spettatore inesperto e smarrito ad orientarsi meglio nella trama, è un collage di suggestioni potenti. È un lavoro complesso.

Un film – che è anche esperimento, analisi, ricerca in corso – che per raccontare la storia di un uomo che soffre, usa senza timidezza un alfabeto proprio, e adopera tutto quello che può. Si serve di tutto quello che c’è. Un film, dalla struttura visionaria più vicina al delirio di certi sogni o delle ossessioni, che alla trama di un film, che coinvolge tutti i sensi, e non vuol dare priorità alla parola, al pensiero, e non ha urgenza di approdare alla sfera della ragione o della conoscenza per restar impresso. Per colpire, per fare male. O per assolverci. Non solo, almeno. Un film che ha bisogno di tutto il corpo per essere compreso. Colpisce il montaggio puntuale e accurato di immagini, musiche, effetti, a volte iperrealisti, a volte discreti da non farci quasi caso, altre volte esasperati, ‘finti’, estremi. Colpisce la scelta dei brani musicali, cattivi o dolenti che siano, sempre esatti però, giusti in quel momento, per quella scena, sempre sottotitolati in italiano perché il testo è importante, ed è parte della narrazione: il regista prende in prestito dalle canzoni dei passaggi precisi perché possano dire, al suo posto, quel che lui ha in testa. Colpisce il modo di tener insieme i dialoghi, il suono, le immagine, la grafica, il testo parlato, e quello scritto, in inglese, e in italiano, a tratti con caratteri grandi, veloci, protagonisti. E di come tutto questo, insieme, risulti non necessariamente perfetto, ma in equilibrio, misurato, bello. Sconquassa la forza di un lavoro che è profondo, e onesto, anche nei suoi punti più vulnerabili: una recitazione a tratti, e comunque volutamente, molto teatrale, e una trama che potrebbe sembrare esile. E probabilmente esile lo è. Eppure tradisce con coraggio e allo stesso tempo resta fedele all’originale, come pochissimi, in una rilettura così audace, avrebbero saputo fare.

Ci si chiede come sia possibile. Come sia possibile che un regista tanto giovane, in team con persone altrettanto giovani, abbia potuto raccontare così, in un’ora di film, l’inferno, la pena di vivere. Ci si chiede se l’esperienza del dolore, allora, non sia una percezione intima, che poi solo alcuni affinano, altri non ne avranno coscienza mai, e che poco ha a che fare con la storia di ciascuno, con l’età anagrafica, e con l’epoca nella quale si è nati, e cresciuti. Ci si chiede quale sia il segreto, il ‘marchio’ che lega alcuni animi inquieti, tanto da renderli fratelli, simili, nei secoli, in un pezzetto qualsiasi di spazio e tempo di questa dannata vita. Io non lo so. Non ho una risposta. Questo film non ne ha. Ma restituisce senso, bellezza e dignità, e vita, molta vita, al dolore, ognuno al proprio.

Edipo re, regia di Gianluigi Carella. Ventenne. Ventenne lui, e il responsabile del reparto audio, ventenni gli operatori di macchina e l’aiuto alla regia, ventenne la fotografa di scena, la scenografa, il responsabile alla comunicazione, molti degli attori, i produttori. IMPRINTING CREATIVE è un gruppo composto da Gianluigi Carella, Roberto Ugo Ricciardi, Sara Sabatino, Giulia Maione che, da circa un anno e mezzo, tra gli altri progetti, con impegno quotidiano e tenace, che non distingue la notte dal giorno, si dedica alla realizzazione di questo lavoro.

Roberta Pilar Jarussi

 

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