Foggia.Zon incontra Roberto Vecchioni



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L’incontro con Roberto Vecchioni, oggi a Foggia per raccontare il suo romanzo “Il mercante di luce” e per un concerto al Teatro Giordano

“I ragazzi di Foggia devono ancora crederci, non hanno bisogno di andar via per vivere a contatto con la cultura e con le loro passioni” Ha detto Roberto Vecchioni ai microfoni di Foggia.Zon, al termine dell’incontro svoltosi alla libreria Ubik di Foggia in occasione della terza ristampa del suo romanzo “Il mercante di Luce”.

Abbiamo chiesto al noto cantautore italiano cosa lui, da professore, vorrebbe dire ai ragazzi foggiani, sfiduciati da una terra in cui la cronaca scalza troppo spesso la cultura. “Loro devono trovarla la cultura. Non esiste un mondo, una vita, una città senza cultura. Seppur possa sembrare difficile – ha detto Vecchioni i giovani in primis non possono pensare e nemmeno lontanamente immaginare di avere una vita che sia solo lavoro e casa. Devono strumentalizzare questa vita e costruirla attraverso un senso più altro, che è quello della grandezza dell’uomo. Lo si trova in se stessi, anche senza andare via. “

Un dialogo, quello con Roberto Vecchioni, a stretto contatto con i suoi fans e lettori. Il racconto di un romanzo ma soprattutto di una passione, quella per la cultura classica. Quell’amore per il greco e per il suo mito da cui tutto nasce.

“Mi sono innamorato da bambino del greco – ha raccontato Vecchioni lo leggevo e mi innamoravo della lingua e del suo senso. Da subito ho capito una cosa fondamentale, cioè che tutto parte da lì. Non esiste cultura occidentale se non si pensa alla cultura greca. Ed è ciò che ho sempre tentato di trasmettere ai miei allievi. Mi è sempre piaciuto riprendere il pensiero di Gramsci, che disse “impariamo il greco per imparare a studiare””.

“Il mercante di luce”, edito da Einaudi ed oramai alla terza ristampa, è l’ultimo romanzo del professore di latino e greco, ora docente universitario di Forme di poesia in musica all’Università di Pavia, riconosciuto come uno dei padri storici della canzone d’autore italiana. Qui Roberto Vecchioni racconta una storia particolare, quella del rapporto che si sviluppa tra un padre e suo figlio, colpito da una grave malattia. Fa da filo conduttore la poesia greca, che riesce forse a salvare entrambi dalla durezza della vita.

“Il mio libro è in un certo senso autobiografico, so cosa vuol dire per un padre affrontare la malattia del figlio. Per questo -ha quindi raccontato Vecchioni – avevo paura a pubblicare questo libro, avevo paura che fosse piangente e retorico. Ho deciso però di scriverlo mettendoci dentro tutto l’amore per la letteratura greca, quella che ha dato un senso all’esistenza e che fornisce la capacità di amare la vita sempre”

Un incontro, che prosegue con un concerto al Teatro Umberto Giordano, posto dal cantautore non come semplice racconto ma come vivo e interessante confronto, che ha permesso di sottolineare la bellezza della letteratura e della poesia e della sua possibilità di divenire musica. La cultura classica presentata non come passata ma fortemente attuale, ciò che anzi fornisce il senso all’oggi.

Indubbio il grande merito di Roberto Vecchioni di raccontare da sempre, nelle sue poesie e soprattutto nelle canzoni, la classicità svincolata dalla mera traduzione o lettura accademica, per diventare senso della vita vissuta intensamente. 

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