#Foggiadialoga con Volpe, guardando al futuro dei beni culturali



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Il nuovo libro di Giuliano Volpe, Patrimonio al futuro. Un manifesto per i beni culturali e il paesaggio, ha aperto “#Foggiadialoga”, una rassegna nata dalla collaborazione tra la Fondazione Banca del Monte di Foggia e la Fondazione Apulia Felix, con il contributo  della Libreria Ubik

Lunedì 23 novembre, presso la Sala “Rosa del Vento” della sede della Fondazione Banca del Monte, in Via Arpi 152, a Foggia, Giuliano Volpe, professore di Archeologia cristiana e medievale presso il Dipartimento di studi umanistici dell’Università degli Studi di Foggia ed ex rettore della suddetta università, ha inaugurato “#Foggiadialoga”, un nuovo ciclo di incontri dedicato principalmente alla saggistica, ma anche alla narrativa d’autore.

Il prof. Volpe, attuale presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, ha presentato il suo nuovo libro, Patrimonio al futuro. Un manifesto per i beni culturali e il paesaggi, edito da Electa (Mondadori). Alla presentazione del volume ha preso parte anche Saverio Russo, presidente della Fondazione Banca del Monte, il quale ha conversato con l’autore. L‘ultima fatica letteraria di Volpe raccoglie rielaborazioni di contributi presentati in seminari e conferenze negli ultimi due anni. Il libro è stato scritto qualche settimana prima che i terroristi dell’Isis distruggessero il tempio di Baal Shamin a Palmira, edificato nel II secolo d.C.

la-copertina-del-libro-di-Giuliano-Volpe--patrimonio-al-futuroLa tutela, la gestione e la valorizzazione dei beni culturali sono stati i temi cardine della serata. Non è mancata, però, la strigliata al Senato accademico dell’università dauna, responsabile della chiusura del corso di laurea in Archeologia.

Volpe sostiene che il patrimonio non debba ”essere guardato solo con l’occhio degli specialisti, ma anche con quello dei cittadini e dei visitatori. Questo è il fine della riforma Franceschini, la migliore tra le riforme degli ultimi 10 anni. La riforma Franceschini ha un progetto culturale alla base, perciò è una vera riforma. Grazie ad essa, un direttore di museo, al termine del quarto anno, dovrà dimostrare la sua bravura”.

locandina presentazione del libro di giuliano volpe”Finora c’è stata una visione elitaria del patrimonio culturale. Il nostro compito è quello di ricevere/vivere quell’eredità, e trasferirla ai nostri figli. L’eredità coincide con l’esistenza stessa – ha precisato il prof. Volpe – perché si tratta di intervenire sui Beni Culturali, i quali non devono essere statici. Il valore del patrimonio culturale non è statico, ma relazionale. Papa Francesco, recentemente, parlando della Chiesa, ha detto che ”una chiesa con le porte chiuse si deve chiamare museo”. Dicendo questo, però, ha dato un’idea di museo come struttura inutile, che non include. Ed è sbagliato”.

Volpe, presidente della fondazione Apulia Felix, sa bene che ”lo Stato non riesce a gestire il patrimonio, perciò tocca alle fondazioni, alle cooperative e ai privati farsi carico di questa grande responsabilità”. Il presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali ha ricordato il caso delle catacombe di San Gennaro, a Napoli, nel Rione Sanità: nel 2006, don Antonio Loffredo ha fondato la cooperativa La Paranza, costituita attualmente da quasi 100 ragazzi, di età inferiore ai 30 anni, che si occupano della promozione e valorizzazione del patrimonio culturale del Rione Sanità, organizzando anche meeting e conferenze nella Basilica di San Gennaro e visite per persone con disabilità.

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Il dialogo tra Russo e Volpe ha toccato anche due temi fondamentali: la formazione e il lavoro. ”Occorre istituire scuole nazionali che consentano di passare dalla formazione accademica alla praticità del saper fare” – ha ribadito l’autore di Patrimonio al futuro, prima di commentare negativamente l’emendamento alla Legge di Stabilità approvato lo scorso 13 novembre. L’emendamento, presentato da ex parlamentari del M5S e dalla deputata PD Pezzopane, prevede l’assunzione di 500 funzionari tecnico-scientifici del ministero aventi la sola laurea triennale. ”È giusto assumere – ha concluso il prof. Volpe – ma bisognerebbe assumere gente qualificata e competente. Non ci deve essere un concorso per 500 posti, ma ogni anno dovrebbe esserci uno per 50 posti a tempo indeterminato. Abbiamo bisogno di funzionari tecnici che sappiano agire di fronte alle sfide del millennio”.

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