Goletta Verde annuncia: “La foce del Candelaro è fortemente inquinata”



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Goletta Verde è preoccupata: pericolo a Manfredonia. Occorre depurare le acque per evitare l’Escherichia coli

Il monitoraggio svolto lungo le coste pugliesi dall’equipe tecnica di Goletta Verde ha rivelato che sette campionamenti su ventinove, eseguiti lungo le coste pugliesi, risultano fuori dai limiti di legge e, di questi, cinque sono “fortemente inquinati”. Oggetto della questione sono sempre canali e foci che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati.

Il monitoraggio di Goletta Verde è stato eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente tra 17 e il 20 luglio 2018 in base alle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge possono essere i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) considerando come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

In provincia di Foggia, su quattro punti monitorati, quello più inquinato è a Manfredonia, alla foce del torrente Candelaro; entro i limiti i risultati dei prelievi effettuati a Peschici, in località Baia Monte Pucci, presso la spiaggia libera La Calenella; a Lesina, Marina di Lesina, alla spiaggia libera di Tammaricelle; e a Manfredonia, alla spiaggia fronte Castello di Manfredonia.

“La maladepurazione è un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza. Il nostro Paese è stato già condannato a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché non si metterà in regola. Si tratta di un costo che ricade direttamente sulle tasche dei cittadini e che, invece, avrebbe potuto rappresentare una risorsa da spendere più utilmente per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro”, sottolinea Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde. Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, aggiunge: “Ancora il 17% dei depuratori pugliesi continua a non essere conforme alla direttiva europea sulla depurazione mentre procedono gli interventi di potenziamento/adeguamento, compresi quelli per il contenimento delle emissioni odorigene. Viste, inoltre, le numerose iniziative finalizzate ad affinare le acque reflue depurate, chiediamo alla Regione Puglia di puntare al massimo riutilizzo in agricoltura”.

 

 

 

 

 

 

 

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