I tesori naturali e storici di Manfredonia



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Manfredonia: uno spaccato di modernità e folclore

Manfredonia è uno dei comuni della provincia di Foggia che si affaccia a sud del Gargano e sorge sull’ omonimo golfo del mare Adriatico. Le origini di Manfredonia si ricollegano a quelle del vicino e antico sito di “Sipontum” (Siponto) ed al re di Sicilia Manfredi, al quale ne viene attribuita la fondazione intorno alla seconda metà del 1200. Il castello, infatti, è stato voluto da re Manfredi che lo utilizzò come fortezza. Il castello, però, nel suo aspetto odierno, è frutto di un lavoro svolto da differenti dinastie. La vita di  Manfredonia, quando fu trasferita dalle zone umide di Siponto all’ entroterra, si svolgeva all’interno delle mura delimitate da quattro torri. Le mura di cinta avevano delle porte che si aprivano al mattino per permettere ai contadini di andare al lavorare e si chiudevano nel primo pomeriggio. Le quattro torri sono ancora oggi una caratteristica della città che, ormai, si sta espandendo sempre di più.  La vita di Manfredonia oggi si basa principalmente sulle attività portuali, un tempo tramandate di padre in figlio, e sul turismo, data la sua affascinante storia e i suoi monumenti che sono una testimonianza dei suoi antichi insediamenti.  Passeggiando lungo le strade di Manfredonia, guardandosi attorno, si possono notare piccole stradine strette con antiche case, o grandi portoni con un cortiletto al loro interno. Durante l’ Estate Manfredonia si colorava e prendeva vita anche grazie a questi luoghi. I cortiletti erano un vero e proprio “piccolo teatro” dove si conversava, si lavorava, si litigava, nascevano nuovi amori e con essi anche i famosi “pettegolezzi”. Accanto ai pianoterra posti in fila lungo le antiche stradine qualche signora anziana, siede ancora oggi a filare conversando con le amiche; qualche pescatore, invece, costruisce reti. Passeggiando in queste vie si ha l’impressione di tornare in dietro di decenni o di un secolo, come se la modernità lasci ancora rispettosamente il posto al folclore.

Il castello “Svevo – Angioino – Aragonese” : il risultato di tante “storie”

Il “cuore” storico di Manfredonia è il castello “Svevo – Angioino – Aragonese” che, situato all’interno della villa comunale,  si erge sul mare. Il castello fu costruito per volere di Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, a partire dal 1256, avente uno spazio quadrato racchiuso da mura e delimitato da cinque torri con funzione di avvistamento. Il dominio della dinastia sveva  nel regno di Sicilia si concluse con la tragica morte di Manfredi durante la famosa battaglia di Benevento che vide in campo le truppe guelfe sostenute dal papa Innocenzo IV e Carlo d’ Angiò, e le truppe ghibelline sostenute dal re di Sicilia. Carlo d’ Angiò, vittorioso, conquistò il regno e la sua dinastia lasciò il “segno” anche a Manfredonia tramite alcune  modifiche al castello. Le prime modifiche consistenti risalgono alla seconda metà del 1400, e sono attribuibili alla dinastia Aragonese. Gli Aragonesi, infatti, modificarono il castello aggiungendo ulteriori mura difensive che circondavano la costruzione originaria. A queste nuove mura venne data una forma leggermente inclinata utile alle nuove tecniche difensive ed alla nuova artiglieria utilizzata. Agli angoli ci sono quattro torrioni cilindrici più bassi rispetto agli originari. Con la costruzione del grosso bastione, denominato “Dell’Avanzata” o “Dell’ Annunziata” si è compiuta un ulteriore tappa che ha dato al castello un aspetto più simile a quello odierno. Durante l’assedio dei turchi nel 1620 il castello dovette arrendersi a causa dell’ esiguità dell’artiglieria. Nel 1884, con il regno Borbonico, il castello viene mantenuto in efficienza in quanto Manfredonia venne qualificata “Piazza forte”. Dal 1901 il castello fu acquisito dal Comune di Manfredonia. Oggi è un bene comune che ospita un museo caratterizzato anche dalle famose “Stele Daunie”.

La Chiesa Cattedrale

Il Duomo è dedicato a San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto dal 488 al 545, e Patrono di Manfredonia. Esso sorge sulle rovine dell’antico tempio angioino. La ricostruzione ebbe inizio nel XVII secolo e portata a termine nel XVIII secolo. Qui sono custoditi importanti reperti artistici medievali: l’ icona della Madonna di Siponto, Patrona di Manfredonia, e la sua statua lignea con il crocifisso ligneo. Ognuno di questi gioielli artistici ha una storia particolare, arricchita da leggende. L’icona della Madonna di Siponto è stata donata al vescovo Lorenzo dall’ imperatore Zenone in seguito alle apparizioni di San Michele. Secondo la leggenda fu dipinta da San Luca. Il 28 Dicembre del 1927 è stata benedetta dal papa Pio XI. L’icona viene trasportata in giro per la città durante la festa patronale che si svolge negli ultimi giorni di Agosto, e termina il 1° Settembre con la festa di Sant’Andrea. La statua lignea della Madonna di Siponto, detta “La Sipontina”, rappresenta a grandezza quasi naturale la Madonna con il bambino Gesù. Essa è datata intorno al VI secolo d.C. È anche chiamata Madonna dagli occhi sbarrati poiché, secondo la leggenda, costretta ad assistere  ad un atto di violenza. La statua lignea è avvolta dal mistero di un’altra leggenda, che ha da sempre affascinato i manfredoniani. Il racconto narra di un furto della statua ad opera di alcuni pirati saraceni, i quali dovettero però riportarla indietro perché, giunta sulla nave, essa avrebbe cominciato a “vomitare”. Una macchia bianca vicino alla bocca della statua testimonierebbe ancora oggi l’evento. In tutta la Puglia la “Sipontina” è nota anche come “Madonna du Scit” (“Madonna del Vomito”), a cui i marinai deboli di stomaco si rivolgono per essere liberati dal mal di mare. Nella sacrestia della Cattedrale ci sono affreschi del 1600 e 1700; le pitture a guazzo sono di Natale Penati da Milano.

La chiesa di San Domenico e il convento adibito a Municipio

Procedendo dal Duomo, lungo una lieve discesa, si giunge in Piazza del Popolo dove sono situate la Chiesa di San Domenico e, accanto ad essa, l’ attuale Municipio. Dell’originario impianto gotico della Chiesa resta solo la perimetrazione esterna, la facciata principale, ed alcuni affreschi trecenteschi. Le trasformazioni interne alla chiesa risalgono al 1600 e 1700, visibili ancora oggi. Nella chiesa si conservano una Madonna del Cinquecento, epigrafi latine di Patrizi Manfredoniani, un Crocifisso e diverse tele. Accanto alla chiesa San Domenico si trova il Municipio, sorto sul convento settecentesco ricostruito sui ruderi di quello trecentesco che fu distrutto dal sacco dei Turchi. Entrando nel Municipio si possono notare pianterreni che si affacciano sulla Piazzetta e la cappella della Maddalena nella sacrestia del XIII secolo, ricca in passato di affreschi ormai quasi scomparsi. Questa cappella, all’origine, era inserita nelle antiche mura di cinta. E’ venuta alla luce nel 1895, durante lo scavo di un’aiuola eseguito dal custode delle carceri, che occupavano alcuni locali del Municipio. Tra le opere pittoriche di essa ricordiamo l’affresco di S. Nicola, di S. Domenico, dell’albero genealogico della Stirpe di David e l’affresco della Maddalena con la deposizione di Cristo nell’edicola dell’omonima cappella.

L’antica “Sipontum”: testimonianza di un antichissimo insediamento

Il tratto di costa settentrionale della Puglia compreso a nord dal promontorio garganico e a sud dal corso del Cervaro è chiamato Piana di Siponto. Oggi rappresenta un prezioso campione della ricchezza e complessità dei fenomeni insediativi della provincia di Foggia, offrendo insieme un esempio molto concreto delle varie forme di occupazione che interessarono la laguna a seconda dei mutamenti geologici e climatici inquadrabili nei diversi periodi storici. La Capitanata fu abitata sin dall’età del Neolitico dalla civiltà Dauna, che aveva raggiunto un buon livello economico e culturale testimoniato dai campi trincerati e dalle Stele Daunie. I campi trincerati servivano a prosciugare il sale venduto come monopolio; le Stele Daunie sono monumenti sepolcrali. Esse furono scoperte da Silvio Ferri, ed hanno la forma di una lastra parallelepipeda sormontata da una pietra che rappresenta la testa del defunto. Sono decorate con incisioni che rappresentano le attività tipiche che il defunto svolgeva in vita (caccia, pesca), e le divinità principali. Le Stele Daunie sono ammirabili all’interno del castello di Manfredonia. Durante il Medioevo, a causa dell’ habitat e a causa delle invasioni, la popolazione di Siponto si trasferì nell’entroterra. Tappa artistica e storica è la Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto. Un tempo era la Cattedrale dell’antica Siponto, consacrata nel 117 dal papa Pasquale II. Oggi si può visitare anche la “Cattedrale fantasma”, costruita con rete metallica, che è quasi un ologramma della antica basilica del XII secolo. Siponto è il luogo ideale per fare passeggiate immerse nella natura costeggiando da un lato il mare, con la costa ora sabbiosa ora rocciosa, dall’altro le pinete dove fare piccoli pic – nic. Attrattiva di recente costruzione è il porto turistico, che ogni anno in Estate ospita barche provenienti da ogni parte del mondo. Passeggiando lungo il porto turistico si può osservare il mare nel quale sguazzano differenti varietà di pesci e, se si procede lungo la “camminata” superiore, si ammira un paesaggio di rara bellezza: una parte del Gargano che sormonta le graziose abitazioni circondate da giardini che si affacciano sulla costa.

Alcune prelibatezze di Manfredonia

Per coloro che decidono di trascorrere le vacanze estive in questa città, imperdibili sono le due principali specialità: la zuppa di pesce e la farrata. La farrata è una pietanza tradizionale del carnevale sipontino, ma che si può gustare, ormai, in ogni periodo dell’ anno. È una torta rustica ripiena di buona ricotta, farro, menta maggiorana, pepe e un pizzico di cannella.

 

 

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