Il cacciatore di aquiloni: tra gioco e crudeltà



0
il cacciatore di aquiloni
il cacciatore di aquiloni

Il chiosco letterario di Foggia.zon tira le somme sulla lettura del mese, Il cacciatore di aquiloni 

TITOLO: Il cacciatore di aquiloni (The kite runner)

AUTORE: Khaled Hosseini

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2003

CASA EDITRICE: Riverheads Books

PUBBLICAZIONE ITALIANA: Edizioni Piemme, 2004

il cacciatore di aquiloni
il cacciatore di aquiloni

Siamo a Kabul, nel 1971; Hassan e suo padre Alì lavorano come domestici nella casa di Baba e suo figlio Amir. Amir e Hassan, nonostante le loro diverse estrazioni sociali, sono molto amici, condividono i loro giochi e i loro sogni. Il loro momento preferito è quello della caccia agli aquiloni, un evento tenuto ogni anno nel loro quartiere. Amir, in particolare, spera di riuscire un giorno a vincere l’aquilone, per attirare l’attenzione di suo padre, dal quale si sente spesso disapprovato. Sarà proprio durante una di queste gare, che l’amicizia tra i due subirà una battuta d’arresto: il giorno del suo dodicesimo compleanno, infatti, Amir riesce a realizzare il suo sogno e il suo aquilone rimane l’unico in gara, incoronandolo vincitore della competizione. Rimane però un’ultima cosa da fare: recuperare l’aquilone e portarlo a suo padre come dimostrazione della vittoria; ad aiutarlo interviene Hassan, che si lancia alla ricerca del “premio”. Durante questa ricerca, Hassan si imbatte in tre bulletti del quartiere, che nel tentativo di rubargli l’aquilone, lo violentano. Nascosto poco più lontano, Amir assiste alla scena, ma non interviene. Preso dai sensi di colpa, nei giorni successivi Amir inscena un furto in casa propria e incolpa Hassan e Alì, mettendo suo padre Baba nelle condizioni di allontanare i due domestici. Da quel momento i due ragazzi perderanno le tracce l’uno dell’altro. Fino a trent’anni dopo. È il 2001, quando Amir – che ormai vive in America con sua moglie – riceve una lettera da Rahim, un vecchio amico di suo padre, che lo porterà a fare un tuffo nel passato e lo spingerà a rimediare a quell’errore che lo tormenta da anni. Il ragazzo scopre che il suo amico di infanzia e sua moglie hanno perso la vita a causa della guerra che sta distruggendo il loro paese, lasciando solo loro figlio Sohrab. Scavando nel passato, Amir scopre che Hassan era il suo fratellastro, spiegandosi così l’attaccamento – del quale era sempre stato invidioso – di Baba nei suoi confronti. Amir decide così di prendersi cura di Sohrab e portarlo con lui in America.

Questo libro è la storia di un’amicizia, ma non solo. Sullo sfondo, che non è comunque troppo lontano, Hosseini racconta la guerra, quella di cui tanto abbiamo sentito e ancora sentiamo parlare. Ce ne racconta gli sviluppi e le conseguenze e lo fa nella maniera più semplice possibile: si limita a raccontare i fatti così come sono, così come intere popolazioni li hanno vissuti e continuano a viverli.

Il cacciatore di aquiloni è un libro che fa riflettere e che lascia un retrogusto amaro, perché niente è frutto dell’immaginazione dell’autore.

Per tutto il mese di febbraio, il libro è stato al centro del dibattito letterario de Il chiosco letterario di Foggia.zon, uno spazio dedicato interamente alla condivisione dell’amore per la lettura. E, al momento di tirare le somme, lo avete commentato così:

“Poche storie sono intense come questa…due amici che condividono tutto…anche l’affetto di un padre…un evento inaspettato e brutale li separa irrimediabilmente o forse no…forse è proprio quell’evento che segna le loro giovani vite che porta ad un epilogo quasi insperato…forse il destino gioca con le nostre vite? Forse è il caso a gestire gli eventi? La verità è che la vita è strana è Housseni è strepitoso nel raccontarla in questo libro meraviglioso…”(Gioia)

“Ho letto la prima volta questo libro molto tempo fa, alle medie se non ricordo male. Ricordo quando la professoressa ce lo leggeva durante le lezioni e quanto prestassi attenzione a questo libro un po’ “da grandi” nonostante fossi ancora abbastanza piccina. Quindi ricordando questi piacevoli momenti non potevo non rileggerlo. L’ho trovato per niente pesante da leggere, come la prima volta, ma piuttosto molto scorrevole. Poi ovviamente lo definirei molto intenso e commovente. Il libro ci fa entrare nella cultura e le tradizioni più nascoste di questo paese attraverso gli occhi di un bambino, che poi diventa adulto, mostrandoci tutte le atrocità purtroppo subite dal popolo afghano. Inoltre tutto ciò si intreccia ad una bellissima storia di amicizia, di coraggio e di amore tra il protagonista Amir e il suo amico Hassan. E credo che si capisca bene come un popolo e un paese nonostante vengano privati di ogni prospettiva siano ancora ricchi di speranza e orgoglio e che abbiano fiducia ancora in cose semplici come far volare un aquilone.” (Giorgia)

“Lessi questo libro, lo ammetto, per “accontentare” un’amica che me lo consigliava da tempo. Date tutte le attese feci fatica all’inizio a dar ragione ai pareri della gente, ma la smentita era solo qualche pagina più in la. Dopo la prova di amicizia fortissima di Hassan nei confronti di Amir mi si è aperto il cuore e la lettura è diventata un divorare pagina su pagina in una splendida avventura. Qual è la fortuna di questo libro? Il peso immenso dei valori espressi. Bellissimo!”(Emanuele)
La storia è un intreccio di valori puri, come l’amicizia dei due bimbi, con le brutture di una realtà a noi completamente estranea, che molto spesso ignoriamo, chiudendo gli occhi davanti a notizie e eventi che sembrano non riguardarci. Io personalmente ho molto apprezzato, perchè leggerlo ti cambia completamente la visione delle cose, ti insegna a non voltarti dall’altra parte e a guardare alla purezza delle cose” (Daniela)
In fine, chi ha avuto modo di vederne anche la trasposizione cinematografica, ci dice che
“La trasposizione cinematografica fallisce un obiettivo molto importante: narrare l’involuzione politico-sociale dell’Afghanistan, punto su cui Hosseini batte molto nel romanzo. Marc Forster (e David Benioff alla sceneggiatura) si è fermato alla superficie del romanzo, lo dimostra anche il finale troppo buonista, a differenza di quello del romanzo che è si pieno di speranza ma molto più duro e cruento.”(Michele)
Grazie a tutti per la partecipazione, continuate a seguirci su Il chiosco letterario, per nuove e bellissime letture da condividere!

Leggi anche