Il trionfo del barocco a Lucera: la Chiesa del Carmine Nuovo

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Il trionfo del barocco a Lucera: la Chiesa del Carmine Nuovo
Il trionfo del barocco a Lucera: la Chiesa del Carmine Nuovo

Un gioiello barocco del XVIII secolo costruito grazie a donazioni di privati e graniti del “castello” di Federico II

Anche nella piccola, ma importantissima, Lucera lo stile barocco ha lasciato segni ancora oggi visibili.

Il trionfo del barocco a Lucera: la Chiesa del Carmine Nuovo
Il trionfo del barocco a Lucera: la Chiesa del Carmine Nuovo

Lucera, prima colonia romana e poi saracena, ha un patrimonio storico-artistico non indifferente. Oltre al museo Civico Fiorelli, la Fortezza Svevo-Angioina, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e l’Anfiteatro Augusteo; è importante sottolineare il pregio delle chiese (varie per stili ed epoche) che punteggiano la “città d’arte”.

Come detto precedentemente, il riuso di materiali delle antiche civiltà ha avuto un ruolo non di poco conto. Se incastonati nei palazzi nobiliari lucerini possiamo trovare epigrafi e marmi romani riutilizzati come materiale da costruzione, anche il granito roseo che un tempo copriva il palatium di Federico II è stato largamente estratto e riusato per scopi pubblici e privati.

Uno tra i più affascinanti esempi di questa pratica che potrebbe sembrarci barbara (ma che semplicemente deve essere vista come una prassi o necessità), è la Chiesa del Carmine Nuovo.

La basilica fu costruita nel 1754 dai Padri Carmelitani. Per l’edificazione fu utilizzato materiale lapideo estratto dal palazzo federiciano (la cosiddetta breccia corallina che variamente compare sugli edifici religiosi e non), ma anche il contributo e le donazioni delle nobili famiglie locali fu importante. Tra queste ricordiamo: i De Grazia, i del Vecchio, i Lombardi e gli Scassa.

All’interno della Chiesa, suddivisa in tre navate e sei cappelle laterali, è possibile osservare una pala di Santa Teresa d’Avila di Ermenegildo Costantino (1659), un altare marmoreo di Michele Salemme (1759), e una tela del celeberrimo pittore napoletano Francesco De Mura, l’Addolorata, incastonata al centro dell’altare.

Gli interni sono decorati con dipinti risalenti al XV secolo, mentre, a primo impatto, la facciata si mostra con le classiche volute distintive dello stile del Bernini ed un richiamo alle facciate a spioventi care al romanico.

Sul fronte, poi, fanno bella mostra due meridiane realizzate, su incarico del comune stesso, nel 1874 dall’ingegner Alfonso Boselli (all’epoca rettore dell’attuale Convitto Nazionale Ruggero Bonghi).

Uno dei tanti tesori da scoprire in questa piccola, ma sorprendente, cittadina.