La notte del 1 novembre di Orsara di Puglia, tra falò e teste del purgatorio



0
Programma dell'evento

La tradizione orsarese dei fuochi e delle zucche intagliate nel segno della religiosità nella notte del 1 novembre

Ad Orsara di Puglia ogni anno la tradizione dei falò e delle zucche intagliate ed accese è, il caso di dirlo, più viva che mai e attira ogni anno, in occasione della ricorrenza del 1 e del 2 novembre sempre molte persone, dalla provincia e fuori.

La notte del 1 Novembre di Orsara di Puglia, tra falò e teste del purgatorio.
La notte del 1 Novembre di Orsara di Puglia, tra falò e teste del purgatorio.

I cosiddetti “fucacoste” e cocce “priatorje” cioè fuochi accesi in ogni angolo del paese e zucche dette teste del purgatorio sono ormai noti in tutta Italia e simboleggiano la fede e la convivialità, lo spirito dello stare insieme, festeggiando il ricordo dei trapassati. La notte del 1 novembre è per Orsara di Puglia la notte più lunga dell’anno ed ha il momento più suggestivo nell’accensione dei  100 falò al rintocco della campana della Chiesa Madre alle 19.  Cento fuochi e cento zucche.

Quella del 1 novembre è una festa religiosa, senza alcun legame con il mondo pagano, in essa infatti il simbolo del fuoco acceso si carica di significati afferenti alla simbologia cristiana e popolare del meridione italiano. Il fuoco, costituisce, l’emblema della purificazione delle anime che possono così giungere dal purgatorio al paradiso, e della fede che riscalda nella sua unità l’animo umano, provato e scosso dalla perdita di una persona cara. Le zucche illuminate ed intagliate simboleggiano, invece, sia le teste delle anime del purgatorio, sia la lanterna che posta davanti ad ogni abitazione serve ad indicare la via di casa ai defunti, poichè si crede, come in alcune altre parti del Sud Italia, che i defunti durante la notte a cavallo tra il 1 e il 2 Novembre tornino brevemente nelle loro case a far visita ai loro parenti prima di tornare a peregrinare per tutta la notte.

Una tradizione che ha le sue radici lontane. In passato, infatti,  nelle vie di pietra del borgo orsarese, davanti ad ogni uscio di casa, si usava porre dell’olio in una bacinella piena d’acqua sormontata da un treppiede con una lampada: alla fioca luce della candela, si poteva assistere, secondo i vecchietti, alla sfilata delle anime del purgatorio. Elemento caratterizzante dei fuochi è la ginestra, un arbusto che in fiamme si volatilizza facilmente.

Si tratta di una festività che pone al suo centro il fuoco, come si è visto, in un sentimento di nostalgia, di  amore e fede, quest’anno più legata agli aspetti storici con il ritorno della processione della confraternita delle Anime del Purgatorio sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie”, così chiamata perchè ad essi si accompagnano le anime dei trapassati. Dopo anni di assenza i confratelli, vestititi di bianco e incappucciati, a mezzanotte si avvieranno dalla Chiesa dei Morti attraversando il paese, un’usanza che risale al diciottesimo secolo.

Una festivtà che trae linfa vitale oltre che dalla fede, dalla tradizione e dalla gastronomia ed è un’ occasione particolare anche per poter assaggiare i prodotti tipici della cucina orsarese; presenti in ogni angolo del borgo si possono trovare caldarroste e bere del vino tipico.

Leggi anche