L’istituto Marcelline e le tradizioni per i bimbi



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marcelline

L’Istituto Marcelline si racconta. Dal Buck Festival alle letture animate delle Marcelline, passando per Halloween e la commemorazione dei defunti

A Foggia, nel mese di ottobre, i bambini sono stati i veri protagonisti dell’autunno. È da poco terminato il Buck Festival che ha visto il coinvolgimento di bambini e insegnanti in letture animate, spettacoli e incontri con autori.

L’istituto di Cultura e Lingue Marcelline, sito a Foggia in Corso G. Garibaldi, ha partecipato attivamente all’evento, cosicchè la redazione di Foggia. Zon ha pensato di incontrarne i dipendenti.

L'istituo Marcelline e le tradizioni per i bimbi
L’istituo Marcelline e le tradizioni per i bimbi

La preside della scuola, Stefania Tetta, ha raccontato che i ragazzi dell’istituto hanno lavorato per tutto l’anno sul progetto della Biblioteca provinciale e della Granarolo sul libro “La casa di Lola” scritto dall’autrice Sabina Colloredo. Alla fine i ragazzi hanno realizzato uno spettacolo sulle regole della natura e, il 19 settembre, sono stati in visita alla fattoria “Linea Natura” di Deliceto. I ragazzi hanno partecipato a diverse attività: hanno visto la mungitura delle capre, sono entrati nel laboratorio di lavorazione del latte e hanno prodotto un piccolo cacioricotta. È stata un’esperienza formativa e allo stesso tempo divertente. Hanno trascorso una giornata a contatto con la natura e con gli animali e hanno manifestato l’entusiasmo e il desiderio di rivivere l’esperienza.

L'istituto Marcelline e le tradizioni per i bimbi
L’istituto Marcelline e le tradizioni per i bimbi

Domenica 18 ottobre, in occasione del Buck Festival, l’autrice Sabina Colloredo è stata ospite dell’istituto. Un’occasione che ha permesso ai bambini di emozionarsi ancora, sognare e crescere insieme.

L’istituto, inoltre, propone i libri consigliati dall’associazione “Nati per Leggere” e organizza laboratori di scrittura creativa e letture animate anche in lingua straniera. L’8 ottobre, infatti, si è tenuta la lettura animata in lingua spagnola della favola peruviana “La sal el y azùcar – Il sale e lo zucchero” dell’autore Monaco Octavia. Dopo la lettura i bambini sono stati coinvolti in un laboratorio dove hanno potuto realizzare un segnalibro con disegni geometrici e intrecci tipici dell’America del Sud. Durante la lettura sono stati esposti i tessuti tipici e l’abbigliamento peruviani.

lettura animata

Il prossimo appuntamento è per metà novembre con il laboratorio di scrittura creativa.

Un pensiero su Halloween…?

<<Essendo il nostro, – spiega la preside Stefania Tetta, – un istituto cattolico, non verrà svolta alcuna attività legata alla tradizione anglosassone>>

calze-befana

E come ci si prepara alla commemorazione dei defunti?

<<Le nostre insegnanti spiegheranno ai ragazzi il significato di quel giorno, ripercorrendo le tradizioni locali e soffermandosi su quelle culinarie…>>

Secondo la leggenda, la notte del 2 novembre le anime dei defunti escono in libertà e tornano controvoglia nei loro cimiteri il 6 gennaio. Per l’occasione le zucche vengono svuotate e riempite di lumini per illuminare le strade; le tavole vengono imbandite per nutrire i parenti defunti al loro passaggio e nelle case ci si organizza per preparare il “dolce dei morti”. I defunti, una volta arrivati vicino ai camini dei parenti, lasciano la calzetta piena di dolci ai bambini buoni e cenere e carbone a quelli cattivi. Durante l’ultima notte, il 6 gennaio, la befana, che è la più vecchia tra i defunti, arriva su una scopa, raduna le anime e procede con la distribuzione dei doni. Per mezzo della tradizione si conserva e si rinnova nei bambini il legame di affetto con i parenti scomparsi.

“I morti appartengono a un’altra realtà, al mondo dell’Aldilà.

Affollatissimo di anime serie e degne,  più non si fan vedere che nei sogni.

Essi non gradiscono pianti, lamenti e cuori affranti.

Da mattina a sera si nutrono di sola preghiera.

Nel ricordare l’espressione dei loro volti che li facciamo partecipare

alla nostra vita, come una volta”.

Halloween, chiamata anche “notte delle streghe” o “dolcetto-scherzetto” non è altro che la vecchia tradizione italiana della calzetta. Si tramanda, infatti, che un nostro emigrante all’età di 11 anni fu costretto dai malavitosi a lasciare il paese e trasferirsi in Irlanda, perché era stato testimone involontario del loro omicidio politico colposo. Egli per salvare la vita, salpò sul veliero. Successivamente tramandò ai suoi figli la tradizione che ricordava da quando era bambino.

2  Novembre – “La calzetta dei Morti”

Tempo fa per questa ricorrenza

si portava rispetto e riverenza

alle persone a lutto

e ai morti innanzitutto.

Ognuno provvedeva ai fiori e al cero

per ornare a festa il cimitero

tornavano i contadini dagli orti

per far visita ai loro morti.

Curvi e stanchi rientravano i cafoni

guidando le bestie coi bastoni

muli cavalli ed asinelli

carichi di legna e carbonella.

Con lo sguardo sincero

e la dentiera disastrata

davano la buona sera

con mezza risata.

Le famiglie li accoglievano unite e composte

ognuno al proprio posto

col camino acceso il lumino sulla finestra

il lardo appeso per condir la minestra.

In un sol piatto si consumavano fave e pancotto

ed era il braciere a far da salotto

fatto di stagno su un tondo tavolato

per appoggiare i piedi ed essere riscaldati.

Teneva unita la famiglia

s’impartivano i consigli

il culto del rispetto

riscaldava l’entusiasmo e l’affetto.

Intorno a quel fuoco

tutte le donne erano operose

con aghi telai e fusi

preparavano il corredo per le spose.

All’imbrunire si andava in comitiva

a bussare l’uscio del vicino e del parente

a chiedere con voce prepotente

“Dammi dammi il pane dei morti se no ti sfascio la porta’’.

Apriva la vecchierella che si privava della scorta

offrendo frutta secca di ogni sorta

e qualche caramella

fatta in casa anche quella.

A letto presto quella sera

per dire tanta preghiera

si diventava umili e buoni

per ricevere ricchi doni.

Ci raccontavano che a portarli

erano i parenti morti

che tornavano puntuali a mezzanotte

tutti liberi e risorti.

Pare che siano stati visti davvero

uscire dal cimitero in fila e in corteo

davanti i piccini dietro i grandicelli

gli adulti e poi  i vecchierelli.

Al mattino si andava in fretta

dietro la porta a ritirare la calzetta

tempo fa non c’era la televisione ma tanta ingenuità

la calzetta piena metteva felicità.

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