Marcolongo: “I veri eroi sono coloro che hanno il coraggio di innamorarsi”

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La scrittrice Andrea Marcolongo

Andrea Marcolongo torna a Foggia dopo quasi 2 anni dal successo de La lingua geniale e racconta il mito degli Argonauti, eroi che non hanno temuto i rischi del viaggio perché spinti dall’amore

In occasione del 150° anniversario della fondazione del Liceo “Lanza”, il 7 maggio, a Foggia, è tornata Andrea Marcolongo, già autrice di un autentico best-seller, La lingua geniale (Laterza, 2016), avente per tema l’amore per il greco (il suo libro d’esordio, tra l’altro, ha venduto più di 100 mila copie solo in Italia ed è stato tradotto in più di 20 nazioni). La scrittrice trentunenne, ex ghost writer di Matteo Renzi, ha presentato, durante le ore scolastiche presso il locale liceo classico e in serata presso la libreria Ubik, la sua ultima fatica letteraria, La misura eroica (Mondadori, 209 pagine, 17 euro).

Il nuovo libro di Andrea Marcolongo, la quale attualmente vive a Sarajevo, è dedicato al viaggio dei mitici Argonauti, reso celebre dallo scrittore greco Apollonio Rodio che, nel III secolo a.C. (quindi 500 anni dopo Omero), scrisse un poema epico intitolato Le Argonautiche (l’unico suo lavoro letterario superstite). Il lettore, quindi, s’imbatte nelle gesta di Giasone, il quale abbandona la sua città e la sua famiglia per compiere un’impresa (la conquista del mitico vello d’oro) che lo porterà a scoprire una nuova fase della sua vita, l’età adulta; dei suoi compagni d’avventura (dal possente Eracle al musico Orfeo, il quale deve ricorrere alle sue arti canore per salvare un compagno dalle grinfie delle perfide sirene); e, soprattutto, di Medea che, per amore (è sempre colpa di Cupido – e di chi sennò? – dato che Era, moglie di Zeus, supplica Afrodite, madre del capriccioso riccioluto che scaglia le frecce fatali, di far innamorare la giovane principessa) tradisce la sua patria, suo padre, il malvagio Eeta, re della Colchide, e uccide suo fratello, Apsirto (è mai esistito un amore più grande di questo? Probabilmente no).

La misura eroica, il nuovo libro di Andrea Marcolongo

Cosa avrebbe fatto Giasone senza Medea? Come avrebbe potuto affrontare l’enorme drago  incaricato di proteggere il vello, i tori infernali e i giganti di roccia? È Medea l’artefice della sua vittoria: è lei, ad esempio, nei pressi di Creta, a sconfiggere Talos, il gigante di bronzo custode dell’isola. Con la sola forza dello sguardo (neanche i giganti possono resistere allo sguardo delle donne, già). E così, la strada per Giasone è tutta in discesa: al giovane eroe non resta che tornare in patria, proteggendo tra le sue robuste braccia una ragazza che ha sacrificato tutto per lui, l’onore, la famiglia, la dignità. E si è fatta donna solo per quel ragazzo venuto da lontano.

Ma è sbagliato credere che il secondo libro di Andrea Marcolongo sia “solamente” dedicato al viaggio degli eroi greci. È l’Amore, infatti, la forza motrice di tutta la narrazione. Amore con la lettera maiuscola. Non semplice infatuazione, quindi. Amore per il destino, per l’avventura, per una donna, per i propri amici. È nell’Amore che Giasone e Medea scoprono finalmente se stessi, crescendo e sentendosi finalmente pronti a diventare adulti, riconoscendo al tempo stesso tutti i doveri che l’età comporta. Ed è a questo tipo di Amore – in realtà esiste un solo tipo di Amore (lo capì anche quel birbante di François de La Rochefoucauld circa 350 anni fa) – che l’autrice si richiama costantemente, offrendo spesso un parallelo tra il mondo antico e l’età contemporanea. E proprio contro l’epoca in cui viviamo l’autrice lancia più volte i suoi strali: non sappiamo più amare, abbiamo paura di amare e di innamorarci, cerchiamo rifugio e consolazione in Facebook, Instagram, Whatsapp, temiamo che gli altri possano continuamente spezzarci il cuore (ma i cuori non erano fatti per essere infranti? non aveva ragione, allora, Oscar Wilde?), neghiamo i sentimenti (quelli veri, ovviamente) e ci chiudiamo in noi stessi.

Ma non temete. È ancora possibile scoprire la propria misura eroica. Basta solo non affidarsi né al passato (ce l’ha insegnato Gatsby, no?) né al futuro, ma solo al presente. E non aver paura di affrontare nuove sfide e nuovi viaggi, perché Giasone e Medea diventano eroi per un solo, grande motivo: il coraggio di salpare. “In questa contemporaneità vigliacca, in cui ogni slancio è vissuto come vano o persino pericoloso e tutto si trascina in gesti passeggeri, azioni dimenticabili e cose da poco, è all’eroismo greco che Medea e Giasone ci invitano a volgere il nostro sguardo“: basta poco per diventare un eroe, basta amare. Sì, l’amore è proprio una faccenda da eroi. Non dell’Olimpo, ma del 2018.