Maria Grazia Barone: storia di una nobildonna

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Storia della Fondazione Maria Grazia Barone
Storia della Fondazione Maria Grazia Barone

La storia della Fondazione Maria Grazia Barone, un gesto d’amore che perdura nel tempo

È il 1900, quando la nobildonna Maria Grazia detta il suo testamento. Lo stesso sarà reso noto il 14 novembre del 1918, a cinque giorni dalla morte della donna.

La donna in questione è Maria Grazia Barone, moglie del marchese Giacomo Celentano, ma, soprattutto, figlia di Alessio Barone, che era stato sindaco della nostra città, salvo poi essere perseguitato dal governo borbonico.

Nel suo testamento, la donna descrive nei minimi dettagli quello a cui i suoi averi sono destinati: rimasta senza marito e senza figlia, lascia tutto il suo denaro a favore degli anziani della sua città natale.

Maria Grazia, infatti, lascia disposizione che il suo denaro sia utilizzato per dare vita ad una fondazione che garantisca assistenza sanitaria e non solo agli anziani bisognosi. Lei, che ha provato la solitudine sulla sua pelle, dopo che, per disgrazia, ha perso sia l’amore della sua vita che il frutto di quell’amore, non vuole che qualcun altro si senta abbandonato.

Nessun interesse particolare, in questo gesto, solo tanto amore da donare e tanto bene da fare.

Storia della Fondazione Maria Grazia Barone
Storia della Fondazione Maria Grazia Barone

La Fondazione viene inaugurata due anni dopo, nel 1920; a dirigere la struttura, viene messo Monsignor Luigi Cavotta. Per la sua costruzione, viene acquistata un’area in fondo a corso Giannone, della grandezza di 44 mila mq.; di questi, dei quali, circa 7 mila furono donati al Comune per la realizzazione di una piazza con giardino. Per il progetto fu dato l’incarico al foggiano Carlo Celentano Ungaro.