Gegè Telesforo, Metti una sera al distum

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Gegè Telesforo con il Rettore Maurizio Ricci e la prof.ssa Palmieri.

Metti una sera al Distum. Gegè Telesforo apre la rassegna universitaria “Parole che fanno bene”. Grande successo per il primo incontro

Gegè Telesforo con il Rettore Maurizio Ricci e la prof.ssa Palmieri.
Gegè Telesforo con il Rettore Maurizio Ricci e la prof.ssa Palmieri.

Parole che fanno bene”: questo il titolo, ispirato ad una canzone di Niccolò Fabi, della rassegna organizzata dall’Università degli Studi di Foggia in collaborazione con il Consiglio degli Studenti.

“Parlo per me e per il mio paese”è l’incipit del pezzo di Fabi ed è quasi allegorico considerando che il primo incontro della rassegna, avvenuto il 12 Marzo presso l’Aula Magna del Dipartimento di Studi Umanistici, abbia visto come protagonista il musicista foggiano Gegè Telesforo. Il famoso jazzista ha infatti parlato di se e della sua città in una piacevolissima chiacchierata con Rossella Palmieri, docente di Letteratura Teatrale. “È bello tornare a casa” ha esordito Telesforo, cominciando il racconto della sua Foggia, quella di quando era ragazzo. Fisiologico il raffronto tra la Foggia della sua giovinezza e quella di oggi e sebbene esistano tante differenze tra la realtà passata e quella presente, restano salde alcune peculiarità che definiscono “l’essere foggiano”: il mood finto aggressivo , la scarsa generosità verso i propri concittadini e, quello che lui definisce ,“ l’amore per la zolla”.

Quel viscerale attaccamento alla propria terra, alle proprie origini. La capacità di riuscire a “spigare” nonostante le tante difficoltà legate al nostro territorio. Queste sono le caratteristiche che continuano a contraddistinguerci. Siamo paragonabili al nostro grano, perché “il nostro è un grano che cresce tra mille difficoltà”. Telesforo quindi, consiglia ai giovani di conservare la propria ‘foggianità’, ma di cimentarsi, contemporaneamente, in nuove esperienze. Viaggiare, mostrare curiosità per quello che c’è fuori, arricchire il proprio bagaglio per poi tornare nella propria terra e mettere a frutto quanto appreso. “La ragione dell’universo è il movimento e il peso dell’immobilità rende grevi e soffoca chi non procede oltre. C’è una pena per il camminatore: è costretto a separarsi da tutto e non possedere niente.” Un consiglio che prende spunto dal suo vissuto: Gegè ha lasciato il nido, la casa, gli affetti, a soli diciotto anni, per fuggire da un contesto che sebbene amasse iniziava a stargli stretto.

 

Tra le mura di casa ha iniziato a respirare la musica, a praticarla. Ascoltando dischi e imparando a suonare le percussioni ha sviluppato un rapporto simbiotico con essa. L’ha amata talmente tanto da fondersi con lei. Gegè è infatti uno dei pochissimi artisti al mondo a praticare lo SCAT, quella particolarissima forma di canto in cui con la voce si riproducono fraseggi musicali. Ogni sillaba diventa nota e viceversa. È talmente permeato dalla musica che anche il suo racconto di vita giunge alla platea come ritmato da un sound incalzante. La musica e la zolla costituiscono l’imprinting di quest’uomo che, per una sera, con il suo parlare ha emozionato e incoraggiato tutti quei foggiani che nel bello credono ancora.