Movember: e il tumore ci fa un baffo!



0
Movember

Movember, un paio di baffi contro il tumore della prostata. E agli Ospedali Riuniti di Foggia, dopo la Pentraxina 3, arriva la criochirurgia

Se ottobre si tinge di rosa, da qualche anno a questa parte, novembre mette i baffi. Prendendo spunto dalle campagne tutte al femminile contro il tumore al seno, infatti, nasce Movember, fusione tra Moustache (baffi) e November, l’iniziativa promossa dalla Movember Foundation, che dal 2003 si occupa della salute maschile a tutto tondo.

La fondazione, durante il mese di novembre, lancia agli uomini una sfida: farsi crescere i baffi per “cambiare faccia alla salute maschile”. Basta registrarsi al sito, radersi completamente e lasciar crescere i baffi nei trenta giorni del mese. Un gioco divertente sì, ma che diventa un efficace mezzo per promuovere la prevenzione dei tumori maschili, sensibilizzando l’opninione pubblica su un tema di cui poco si parla.

Il tumore della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile (15% dei tumori diagnosticati), colpendo 1 uomo su 16 in Italia, e per questo anche la LILT lancia la campagna Non facciamocene un baffo! per incoraggiare gli uomini a sottoporsi a visite urologiche e controlli periodici.

Ospedali Riuniti di Foggia
Movember, un paio di baffi contro il tumore della prostata. E agli Ospedali Riuniti di Foggia, dopo la Pentraxina 3, arriva la criochirurgia

E nel frattempo il Dipartimento nefro-urologico dell’Azienda ospedaliero universitaria di Foggia “mette a segno due colpi” nella prevenzione e nel trattamento di questo tumore. Ad inizio anno arriva la scoperta, pubblicata dalla rivista scientifica internazionale Cancer Research, della Pentraxina 3, il marker in grado di prevedere il rischio di sviluppo di carcinoma della prostata a partire dalla prostatite. Si tratta di una proteina immunoregolatrice che risulta iperespressa a livello tissutale nei pazienti che presentano un’infiammazione della prostata, che successivamente evolve in carcinoma. Grazie al dosaggio di questo marcatore, di cui si possono riscontrare alti livelli anche in caso di biopsia negativa, è dunque possibile non solo fare diagnosi precoce, ma anche limitare il numero di pazienti da sottoporre a ripetute biopsie e di falsi negativi.

Ma non finisce qui: la Clinica Urologica Universitaria, diretta dal Prof. Giuseppe Carrieri, ordinario della cattedra di Urologia presso l’Università degli Studi di Foggia, da diversi anni ormai, ha introdotto una nuova tecnica nella pratica chirurgica urologica: la criochirurgia. Tale tecnica, che rappresenta la nuova frontiera della chirurgia, in maniera selettiva per il trattamento del tumore della prostata e del rene, sfrutta le capacità ablative del freddo per distuggere  masse tumorali, di diverse dimensioni e forma, in toto o parzialmente.

Nello specifico, per quanto riguarda il tumore prostatico, la crioterapia può agire radicalmente, con ablazione dell’intera ghiandola, oppure focalmente, eliminando solo il nodulo tumorale e preservando la ghiandola. L’operazione viene effettuata in anestesia locale con blanda sedazione, tramite l’introduzione di criosonde nell’ambito della massa, sotto guida ecografica o di Tac. In ogni caso, quindi, si parla di un intervento mininvasivo, che costituisce un’ottima e preferibile alternativa all’intervento classico, che riduce anche i tempi di degenza postoperatoria, permettendo di tornare a casa entro 24 ore.

Attualmente, inoltre, la Clinica Urologica di Foggia è il solo centro del Meridione ad offrire questa tipologia di strategia terapeutica per i pazienti con tumore della prostata ed è il primo in Italia per numero di casi trattati.

Piccoli (in apparenza) presupposti che lasciano il posto a grandi risultati.

Leggi anche