Il nostro oro blu e i possibili rischi delle trivelle

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Un-bambino-osserva-impietrito-il cetaceo-spiaggiato-sulle-coste-garganiche-nel-dicembre-2009

Tutti i rischi del nostro mare se venisse a contatto con le trivelle. Dopo il ”sì” della corte costituzionale al referendum sulle trivelle si accendono segnali di speranza

Domenica 24 gennaio, a partire dalle 9, nelle vicinanze della Marina piccola di Vieste, ci sarà una manifestazione, dall’imperativo titolo” giù le mani dal nostro mare!” , vedrà coinvolti, consiglieri regionali e parlamentari, contro le attività di ispezione al largo delle Isole Tremiti; una movimentazione popolare che si aggiunge alla dichiarazione di ammissibilità, da parte della consulta, per il referendum sulla durata delle autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi al largo delle Isole Tremiti.

Dobbiamo ricordare che nel 1989, nell’arcipelago delle Isole Tremiti, le-isole-tremiti-viste-dall'elicotterofu creata una riserva marina protetta per salvaguardare un territorio fragile ed allo stesso tempo unico nel bacino mediterraneo. Inoltre, le Tremiti rientrano nella giurisdizione del parco Nazionale del Gargano, quindi due aspetti che avrebbero dovuto già salvaguardare il più bel ecosistema marino presente nel mediterraneo e, a pochissimi chilometri dalle nostre coste.

Anche se in questa prima fase non si tratta di trivellare, ma solo di ispezionare i fondali alla ricerca di giacimenti, la tecnica utilizzata, l’airgun, potrebbe compromettere per sempre, il fragile ecosistema del mare Adriatico. L’airgun consiste nello sparare da una nave, onde sonore ad altissima velocità che si propagano per un raggio di 50km ed una intensità di 230 decibel.

La eco di ritorno riesce a far capire se sotto la roccia marina si trova l’oro nero, il petrolio. Questi suoni ad altissima velocità, vengono ripetuti ad intervalli di circa 2 minuti per intere giornate, e chiaramente mammiferi e rettili marini, oltre che pesci e molluschi, subiscono notevoli danni a causa di questa tecnica.

ricercatori-dell-università-di-Padova-durante-l-autopsia-dei-cetaceiLe specie marine presenti nell’Adriatico si relazionano, navigano e cacciano, grazie al suono, che è il senso maggiormente sviluppato presente negli abitanti del nostro mare. In base alla vicinanza a questi spari, si riscontrano danni alla fauna marina di diversa entità. Probabilmente non fu un caso lo spiaggiamento dei Capidoglio a Capoiale, nel Dicembre del 2009.

Le ricerche di quello spiaggiamento furono affidate al Dr. Sandro Mazzariol del dipartimento di Patologia Comparata e Igiene Veterinaria dell’Università di Padova. L’ esito delle ricerche fu, però, non attribuibile in maniera diretta alle attività di prospezione dei fondali lungo l’Adriatico, ma potrebbero comunque aver causato un potenziale disturbo o alterazione, del comportamento di questi mammiferi. Il mare Adriatico è un mare chiuso e dai fondali bassi, ambiente ostile ai cetacei che percorrono circa 70 miglia al giorno e predano a bassissime profondità, quindi, anche se in modo indiretto, è facile correlare queste tragedie nei nostri mari con attività che inquinano, in qualche modo, l’habitat di questi ultimi.

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Parlando dell’aspetto economico, sulla presenza di idrocarburi nei nostri mari, il ministero dello sviluppo economico stima che in tutto l’adriatico ci siano riserve di petrolio pari a 6,5 milioni di tonnellate, l’equivalente di tre mesi del fabbisogno della nazione e, decisamente meno, se pensiamo alla presenza di greggio circoscritta alle sole Isole Tremiti. Al contrario, il Turismo legato al nostro mare, alle nostre coste, potrebbe essere una ricchezza interminabile se gestita con la consapevolezza di tutti.

La campagna referendaria, per difendere il nostro” oro blu”,possiamo dire che è già iniziata, la parola passa ora ai cittadini.