Notte “Fondi” a Foggia: di chi è la colpa?



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I rossoneri perdono con il Fondi. E non solo il risultato. Ma chi è il responsabile?

Della cronaca della gara ne abbiamo già parlato abbastanza ieri sera, ma prima di partire con le considerazioni, è giusto fare un piccolo riassunto. Il Foggia si fa rimontare dal Fondi e perde miseramente 3 a 2 contro i laziali. Rossoneri incapaci di gestire il risultato. Sarno e Gerbo portano i satanelli sul 2 a 0, e ai più la partita sembrava quasi in cassaforte. Poi è accaduto l’imponderabile, uno psicodramma che si è consumato nella seconda frazione di gioco.

Poco prima dell’intervallo il Fondi accorcia le distanze, per poi ribaltare in maniera incredibile il risultato nel secondo tempo. Il resto è storia, con i rossoneri incapaci non solo di mantenere il vantaggio, ma anche di mettere in rete più e più palle gol. Al 93esimo il buio più assoluto. Il Fondi sbanca lo Zaccheria. Squadra sotto le curve e contestazione da parte dei tifosi. In sala stampa Stroppa “tira a campare”, cerca una motivazione per spiegare ai giornalisti cosa sta accadendo alla sua troupe. I più vogliono l’esonero del tecnico, a loro modo di dire l’unico colpevole.

Noi crediamo, non per dovere di cronaca ma per dovere morale nei confronti dei tifosi, che la motivazione sia da ricercare sotto altri aspetti. Che Stroppa non abbia più le redini della squadra è palese. Il punto è capire se per sua troppa “morbidezza” con lo spogliatoio, o se nello stesso vi siano franchi tiratori. Sulla gara di ieri, al mister, c’è da dire ben poco.Fondi

La squadra ha giocato, a tratti anche molto bene. Ma di certo non è Stroppa ad aver lobotomizzato l’intera retroguardia rossonera, vera ed unica colpevole dei tre gol presi ieri dal Fondi.

Se un Coletti ha dimenticato come si marca ad uomo, se Martinelli azzarda la giocata a difesa scoperta solo per la gloria, se il “nostro caro Angelo” come recitava Battisti, sembra essere l’ombra di se stesso, vuoi per una condizione fisica precaria ma vuoi anche per una testa che sulle spalle non ce l’ha più, se un Vacca ama sempre specchiarsi a centrocampo e dire tra se e se “quanto sono bello, quanto sono bravo”, se un Sarno davanti alla porta cerca di fare il tunnel al portiere invece di esplodere il tiro, beh, a questo punto Stroppa non c’entra nulla.

Probabilmente (ed è soltanto una nostra supposizione), il tecnico lombardo è il classico compagno di una madre che ha divorziato all’improvviso, lasciando i figli nello sgomento più totale. Alcuni di questi figli lo hanno accettato di buon grado, dimostrandosi maturi e intelligenti. Gli altri, invece, osservano il nuovo “compagno” come il classico patrigno e senza dargli più di tanto retta. Ma questi calciatori sono stati scelti, uno per uno, non da Stroppa. Le sue responsabilità, sono puramente sotto l’aspetto caratteriale.

Sulla tattica c’è da dirgli poco, le amnesie di ieri sono figlie di una digestione difficile, di un reflusso in seno alla squadra. Ed a mio parere è ingiusto che a farne le spese possa essere il tecnico, che sia chiaro, alcune responsabilità ce le ha eccome. La squadra ama specchiarsi, ama essere arrogante e presuntuosa, legittimata anche dai tifosi che l’hanno così idolatrata da renderla inaccessibile alle critiche. Ricordiamo che sette undicesimi della formazione di ieri erano quelli della sconfitta ai playoff contro il Pisa.

Sono quelli che l’anno scorso, agli appuntamenti importanti, hanno sempre e solo steccato. A questo punto della stagione, se al timone ci fosse stato De Zerbi, forse avremmo perdonato tutto. Ma al timone c’è Giovanni Stroppa, colpevole soltanto di essere una voce fuori dal coro all’interno dello spogliatoio, composto più che da tenori, da cantanti di piano bar. Ma, a differenza loro, strapagati e straosannati.

I tifosi? L’unica nota positiva di questo periodo

Gli unici a farne le spese, come sempre, sono i tifosi. Che a Reggio, in barba ai soldi e alla famiglia, si sono sobbarcati un bel poi di chilometri per assistere alla gara dei loro beniamini. E che, non domi, hanno acquistato il biglietto per la gara di ieri (perché soltanto chi era presente alla gara di ieri può considerarsi TIFOSO). Gli altri hanno preferito (salvo chi chiaramente aveva motivi ben più seri per non essere presente allo stadio) criticare dal Pc di casa. Probabilmente gli stessi che hanno passato le nottate fuori dalle porte dei botteghini quando a Foggia e al Foggia  “andava tutto bene”. Tutto questo, pero, deve essere concluso solo e soltanto in un modo.

E quindi facciamo un appello al mister, affinché sia lui a chiarire i dubbi di una buona fetta della tifoseria: se c’è qualcuno che qui a Foggia è venuto solo perché ad agosto c’era De Zerbi, se ci sono calciatori che, in barba ai loro contratti faraonici per la categoria, pensano di poter giocare con i sentimenti dei tifosi e i soldi della società, se c’è qualcuno che si sente legittimato ad allenarsi in maniera superficiale, se c’è qualcuno che ha già trovato casa altrove e se c’è qualcuno che “rema contro”, beh, a quel punto sarebbe giusto fare i nomi.

Non per metterli alla gogna in piazza, ma semplicemente per ricordare loro che qui a Foggia si gioca a calcio. Che qui a Foggia non c’è spazio per le prime donne. Che ahi noi non siamo ancora in serie A, e neanche loro. Che qui a Foggia si suda la maglia, e non si rema contro niente e nessuno. Perché, con tutto il rispetto di questo mondo, i nostri “beniamini” altro non sono che giocatori di Lega Pro, per quanto abbiano voglia di specchiarsi in altre categorie. Avete un’ottima chance per dimostrare di meritare categorie superiori.

Ma fino a quando giocherete con questo superficialissimo, non farete altro che dimostrare di essere giocatori da Lega Pro e uomini da Lega Pro. Ma siamo sicuri che tutte queste parole conteranno poco, perché già da sabato dimostrerete di meritare la maglia e le “sirene” di categorie superiori. E soprattutto metterete a tacere tutto questo. Perché siamo sicuri che nessuno remi contro, ma il beneficio del dubbio noi ce lo lasciamo. 

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