Pensieri di chi è ritornato a Foggia



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Uno splendido scatto di Foggia

Ho passato quasi 6 mesi lontano dalla mia città. Sono stato a Varsavia, capitale della Polonia. Ma Foggia mi era mancata: vi racconto come l’ho trovata

In questi giorni sto uscendo sempre con la maglietta a maniche corte. Strano passare dai -5 gradi di qualche settimana fa ai +15 che riscaldano la mia città, Foggia. Decisi di partire per l’Erasmus circa un anno fa: volevo staccare, volevo fuggire da una realtà che mi stava stretta, conoscere un nuovo mondo mettendomi in gioco. Non sono la prima persona ad aver intrapreso questa scelta: in tanti, purtroppo, decidono di lasciare la nostra terra perché non c’è lavoro, non ci sono infrastrutture, nè situazioni ludiche. In poche parole, a detta di molti, non c’è futuro.

Così sono partito per Varsavia, una città grande, dinamica e all’avanguardia che mi ha saputo offrire molteplici occasioni di crescita e divertimenti. Ho potuto studiare in inglese senza essere legato all’utilizzo dei libri cartacei ma usando i moderni e-book, uscivo ogni giorno avendo qualcosa di piacevole da fare, ho conosciuto decine di persone nei contesti più disparati. La mia fortuna non è stata solo quella di partecipare all’Erasmus, ma quella di aver scelto una città completamente diversa da cui vivo.

Amo Foggia e dopo questa esperienza sto vivendo più serenamente la mia strana città, che un tempo mi sembrava solo strana e colma di aspetti negative. Ce ne sono e ce ne saranno molti, ma lo sguardo ora è diverso.

Uno splendido scatto di Foggia

Foggia è una città splendida. Ho inviato le foto della nostra villa, di piazza Giordano e di Corso Vittorio Emanuele ai miei amici stranieri conosciuti in Polonia: tutti sono rimasti incantati dalle bellezze architettoniche e soprattutto dal sole che stagliava alto nel cielo in un periodo in cui in altri Paesi è ancora portatore di gelide nevicate.

È stato un piacere ritrovare le proprie abitudini, le proprie amicizie, la propria famiglia. Così come centinaia di studenti fuorisede e lavoratori costretti ad emigrare, sono tornato nella mia terra propenso ad amarla, evitando di denigrarla inutilmente. Certo, alcune cose fanno storcere il naso: che strana l’idea di costruire delle isole pedonali attorno alla fontana!

Foggia ha tanto da offrire, ma la nostra noia e la nostra propensione al cazzeggio perenne ci porta spesso a sottovalutare tutti gli aspetti positivi che questa città regala: una passeggiata a Parco San Felice a mezzogiorno o su via Arpi a mezzanotte; un piatto di spaghetti condito con i pomodori più buoni del mondo; una visita alla nostra grande Biblioteca; uno spettacolo teatrale nelle nostre belle strutture e l’immancabile partita allo Zaccheria. 

Chi viene da Foggia (ma probabilmente tutte le persone che provengono dal Meridione) ha una capacità di adattamento fuori dal normale: chiunque emigri dal sud riesce a stringere i denti per sopportare il freddo del nord’Italia o del centro Europa, è capace ad instaurare amicizie in breve tempo e adattarsi a ritmi che probabilmente non esistono al sud Italia. Vivere in una città come Foggia è una palestra di vita che frequentiamo ogni giorno senza neanche accorgercene.

Prima di partire mi lamentavo spesso della situazione esistente in questo territorio. Sfortunatamente solo dopo aver vissuto lontano da Foggia posso davvero apprezzarne le qualità. Una cosa mi rammarica però più di tutte: molto spesso noi giovani abbiamo paura di aprirci al prossimo, di confrontarci, di cambiare. Quasi tutti i ragazzi di Foggia, me compreso, amano stare nel loro solito gruppo, cullarsi nelle abitudini e parlare del nulla.

A Varsavia, invece, tanta gente è disposta a parlare e a regalarsi al prossimo senza chiedere nulla in cambio. Anche noi foggiani siamo così: quanti caffè abbiamo offerto a quegli amici incontrati per strada dopo tanto tempo? Quante volte abbiamo regalato un pranzo pronunciando la fatidica frase: “Fai come se fossi a casa tua”? E quante volte abbiamo deciso di prendere la macchina nonostante avremmo voluto alzare un po’ più il gomito soltanto per fare un favore ai nostri amici?

Siamo un popolo gioviale e solidale: mi erano mancati i sorrisi che incontro per strada, gli abbracci e le grida sguaiate protagoniste al mercato del Rosati o a quello del Venerdì. Potremmo fare davvero tanto per questa città se lavorassimo assieme. Abbattiamo le barriere che spesso precludono nuove relazioni e collaborazioni: siamo tutti figli di Foggia!

 

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