“Sei personaggi” al Giordano di Foggia

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I “Sei personaggi” di Pirandello sul palco del Giordano per rappresentare il loro dramma, questa volta però escono dallo schermo diretti da Luca De Fusco

Uno dei classici più intensi di Luigi Pirandello è stato portato in scena al teatro Giordano per la regia di Luca De Fusco. Una riflessione senza tempo sulla natura del creatore e della sua creatura, l’uno condannato alla morte l’altra a vivere ogniqualvolta si reciti un testo o si apra un libro. Ma ancor di più questa pièce riflette sull’incontro-scontro tra realtà e finzione, persona e personaggio, vero e verosimile. Un esperimento metateatrale che disintegra lo spazio scenico e svela la magia della creazione artistica, ora come allora.

Temi pirandelliani ormai propinati nelle scuole come concetti astratti, ma così concreti sulla scena, così vivi. Non c’è da meravigliarsi se ancora oggi si esce dal teatro più frastornati di quel 9 maggio 1921, quando l’opera fu rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma.

Questa volta però a dar vita nuova ai “Sei personaggi” sono Eros Pagni (nel ruolo del padre dei sei) in compagnia del Teatro Stabile di Napoli e del Teatro Nazionale/Teatro Stabile di Genova. Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta, luci di Gigi Saccomandi, musiche originali di Ran Bagno, regista assistente è Alessandra Felli e scenografo assistente è Davide Amadei. Il regista Luca De Fusco ha allestito un lavoro che segue il suo percorso di contaminazione, iniziato nel 2010 con “Vestire gli ignudi”, tra teatro e cinema.

In questa rivisitazione all’inizio i sei personaggi, invece di provenire dalla sala come sempre, escono dallo schermo come i protagonisti di “Broadway Danny rose” di Woody Allen. Quindi provengono dal cinema. Non è un caso che tutte le obiezioni del capocomico alla irraprensentabilità della storia dei sei personaggi, cadono di colpo se si pensa alla loro storia in termini filmici.

Lunghi applausi al termine della rappresentazione e pubblico grossomodo soddisfatto dalle interpretazioni, dallle musiche, dalle luci, dalle brevi rappresentazioni video (che ricordano un film muto novecentesco) e dal viaggio pirandelliano che si vive intensamente guardando la pièce, dall’avere forma all’essere forma.