Resistenza: 70 anni dopo è una questione morale



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La Resistenza, raccontata e vista settant’anni dopo

È di queste ore, da parte del governo e di tutti i parlamentari, la solenne commemorazione dell’anniversario della Liberazione italiana.

Dalle più alte cariche dello stato alle donne partigiane, tutti presenti a ricordare una delle pagine più buie, difficili ma anche più belle della storia d’Italia. Nei primi mesi del 1945 i partigiani che combattevano contro l’occupazione tedesca e la Repubblica di Salò nell’Italia settentrionale erano diverse decine di migliaia di persone, abbastanza bene organizzate dal punto di vista militare. Molti soldati occupanti, nel marzo del 1945, si trovavano a sud della pianura padana per cercare di resistere all’offensiva finale degli americani e degli inglesi, che iniziò il 9 aprile  lungo un fronte più o meno parallelo alla via Emilia.

L’offensiva fu subito un successo, sia per la superiorità di uomini e mezzi degli attaccanti che per il generale sentimento di sfiducia e inevitabilità della sconfitta che si era diffuso tra i soldati tedeschi e i repubblichini, nonostante la volontà delle massime autorità tedesche e fasciste di continuare la guerra fino all’ultimo.

Il 10 aprile il Partito Comunista fece arrivare a tutte le organizzazioni locali con cui era in contatto e che dipendevano da esso la “Direttiva n. 16″, in cui si diceva che era giunta l’ora di «scatenare l’attacco definitivo»; il 16 aprile il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, di cui facevano parte tutti i movimenti antifascisti e di resistenza italiani, dai comunisti ai socialisti ai democristiani e agli azionisti) emanò simili istruzioni di insurrezione generale.

I partigiani iniziarono quindi una serie di attacchi verso i centri urbani. Bologna, ad esempio, venne attaccata dai partigiani il 19 aprile e definitivamente liberata con l’aiuto degli alleati il 21.Il 24 aprile gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile 1945 i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si era ribellata e iniziarono ad arrivare i partigiani, con un coordinamento pianificato.

A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio “Milano Libera” da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Le fabbriche vennero occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria.

La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (verrà catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile). I partigiani continuarono ad arrivare a Milano nei giorni tra il 25 e il 28, sconfiggendo le residue e limitate resistenze. Una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne a Milano il 28 aprile.

Gli americani arrivarono nella città il 1° maggio. Come affermava il titolo del giornale “IL POPOLO” : “L’Italia è libera. L’Italia risorgerà”, grazie al collettivo impegno del paese contro la dittatura. Culto della libertà, amore per la democrazia ha trovato il suo culmine nelle repubbliche partigiane. Un  incredibile miracolo attorno al concetto di libertà e rispetto delle persone nelle ore più buie e tristi del paese. Ricordiamo il milione e mezzo di lavoratori del ‘43-‘44 che scesero in piazza scioperando rischiando la deportazione e il confino.

Ricordiamo per capire il presente e affrontare il futuro, monito per le prossime generazioni un po’ smarrite affinché ritrovino la strada grazie alla memoria e i valori, che Piero Calamandrei definisce : ”Quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenza”.

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