Riccardo Scamarcio all’Unifg: l’intervista di Foggia.Zon



0

L’Università di Foggia ha ospitato, all’interno del suo Dipartimento di Studi Umanistici, Riccardo Scamarcio. Foggia.Zon ha seguito l’evento e intervistato l’attore pugliese

Oggi Foggia ha accolto Riccardo Scamarcio. L’attore pugliese è stato invitato in occasione del Festival del Cinema Indipendente promosso da Billa Consiglio, presidente di Promodaunia. Ad attenderlo un bagno di folla, tanti applausi e la targa ricordo che gli è stata consegnata dal direttore del DISTUM prof. Marcello Marin.

Riccardo Scamarcio all'Unifg: l'intervista di Foggia.Zon
Riccardo Scamarcio all’Unifg: l’intervista di Foggia.Zon

Durante l’incontro si è spaziato su sogni, passioni, radici, fino a tematiche di grande attualità. Scamarcio, infatti, cita il film “Mine Vaganti” che lo ha visto protagonista nel ruolo di un omosessuale e il nuovo film “La prima luce”, che affronta il tema dei figli contesi e spiega la sofferenza di quei padri che, improvvisamente , perdendo la compagna e i figli, si sentono impotenti. Nel film emerge anche un bellissimo rapporto tra padre e figlio. Insomma un film emozionante!

Dal confronto con il prof. Giovanni Cipriani viene fuori quanto la pellicola, nell’affrontare il tema dei pregiudizi sugli stranieri e di chi sposa uno straniero, sia attuale e già presente nel V secolo a.C. con Medea.

Scamarcio, inoltre, è apprezzato per la semantica dello sguardo, per quella sorta di incomunicabilità che lui riesce comunque ad esprimere con gli occhi. Egli si definisce un “conoscitore del mistico”. Per lui fare l’attore significa entrare in contatto con la parte più emotiva di se stessi, che vuol dire perdere il controllo, “raggiungere l’altrove per abbandonarsi a se stessi ed emozionarsi.”

Noi lo abbiamo ascoltato e, sulla scia dei temi da lui affrontati, abbiamo avuto l’opportunità di saperne di più. 

Il film “La prima luce”– gli abbiamo chiesto-  affronta il tema dei figli contesi. Lei, solo e spaesato, va per il Sud America alla ricerca del figlio. Come ha vissuto il senso della solitudine?
“Sono stato a Santiago del Cile. Una città grandissima! La parte a nord è quella ultracapitalistica dove ci sono ricchi finanzieri, dove le strade sono precise, i palazzi altissimi e mancano le finestre, generando quasi un senso di angoscia. Per fumare una sigaretta dovevo fare 40 piani per arrivare giù e poi subito risalire! La parte a sud è quella più popolare dove le case sono basse, la gente vive per strada, tutto si svolge fuori, c’è un’atmosfera diversa. La piazza che divide le due parti si chiama Piazza Italia. Questo sicuramente evidenzia il ruolo centrale dell’Italia in Europa rispetto ai paesi del Mediterraneo. Dunque, essendo noi la porta del Medio Oriente, abbiamo una responsabilità verso questi popoli.” 

Lei è un ragazzo giovane che è riuscito a realizzare il suo sogno. Quali sono le qualità che le hanno permesso di arrivare fin qui?
“Mmh, questa domanda la saltiamo.. La disperazione?!”

Beh, noi diremmo la sua determinazione e sensibilità.

Leggi anche