Rodolfo Donniacquio: la gazzetta fatta persona



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Rodolfo Donniacquio, l'ultimo banditore foggiano
Rodolfo Donniacquio, l'ultimo banditore foggiano

Quando i giornali e la radio non erano a portata di tutti e la tv non esisteva, le notizie avevano un nome e un cognome: Rodolfo Donniacquio

A noi sembrerà impossibile, ma c’è stato un tempo in cui avere in casa una televisione o una radio non era così scontato; c’è stato un tempo in cui internet e i computer non esistevano; c’è stato un tempo in cui non bastava un clic per accedere ad un’informazione.

Era la prima metà del Novecento del secolo scorso: le notizie giravano tramite il chiacchiericcio, il passaparola da una porta all’altra, oppure… Oppure tramite la voce squillante e sicura di Rodolfo Donniacquio.

Rodolfo Donniacquio, l'ultimo banditore foggiano
Rodolfo Donniacquio, l’ultimo banditore foggiano

Classe 1900, Rodolfo Donniacquio era un ex ferroviere che perse il lavoro durante il regime fascista e dovette reinventarsi, per mantenere la moglie e i sei figli. Cosa fare, per guadagnare qualche lira? Fu così che, da un giorno all’altro, Rodolfo si ritrovò a girare per le strade della città per tentare di vendere Nerina, una scimmia ammaestrata. Non era di certo l’affare del secolo, eppure il signor Donniacquio acquistò una certa popolarità tra la gente; e così, quando, dopo un po’ di tempo, la povera Nerina morì, l’ex ferroviere cominciò la sua carriera di banditore.

Trombone alla mano (altro non era che un grosso imbuto di latta), girava per le strada, si fermava nelle piazze gremite di gente durante il giorno e dava loro notizie di vario genere, che erano accuratamente appuntate su dei fogli.

Quella del banditore, negli anni della guerra, era una figura diffusa in tutta la Capitanata; ovviamente, con l’avvento delle nuove tecnologie, il suo tramonto è stato inevitabile. E fu proprio Rodolfo Donniacquio, l’ultimo a far riecheggiare la sua voce tra vecchi vicoli e strade acciottolate, salutando nel migliore dei modi questa antica tradizione.

 

 

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