#salute&benessere Ora solare: sonno dove sei?



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Ora solare sonno

La staffetta tra ora legale ed 0ra solare porta disturbi del sonno dell’umore: come combatterli in cinque mosse

Non si parla di altro da giorni se non dell’arrivo dell’ora solare. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette di tutti gli orologi sono state spostate un’ora indietro.
Come ogni volta è stato l’argomento dei discorsi, da bar o da social, della giornata: <<Lancette un’ora avanti?>> <<No, un’ora indietro!>>, <<Si dorme di più!>>, <<Sono le cinque del pomeriggio ed ho già fame!>>.

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#salute&benessere Ora solare: sonno dove sei?

E se quest’anno in Turchia impazza l’hashtag #saatkac (“che ora è?”) a causa del caos generato dal rinvio del cambio di ora al dopo elezioni del 1 novembre, a cui pc e smartphone hanno disubbidito, nel resto del mondo, ogni anno questa domanda se la pone il nostro corpo.

Già, in questo periodo, o a marzo con l’ora legale, l’effetto jet lag, pur rimanendo comodamente seduti sul proprio divano, è dietro l’angolo. Difficoltà ad addormentarsi, insonnia o risvegli notturni, sonnolenza durante il giorno e scarsa concentrazione sono i sintomi più frequenti di questa “falsa sindrome da fusorario”, soprattutto se si rientra nel 10% della popolazione italiana che abitualmente soffre di disturbi del sonno.

In realtà si potrebbe parlare in alcuni casi, più propriamente, di Disturbo Affettivo Stagionale (DAS). Oltre ai classici fastidi legati al riposo, infatti, si possono riscontrare calo dell’umore, irritabilità, ansia e talvolta addirittura depressione. Si tratta di un vero e proprio disturbo del tono dell’umore, riconosciuto ufficialmente come tale, coincidente con l’arrivo della stagione autunnale ed in particolare con quello dell’ora solare. Colpisce circa tre milioni di Italiani, soprattutto le donne tra i 20 e i 40 anni, ma è maggiormente diffusa nei Paesi dove fa più freddo e c’è una minore quantità di luce solare annua, come i Paesi Scandinavi.

Questo perché la variazione di orario e il conseguente accorciarsi delle giornate interferisce sui nostri ritmi circadiani. Un ritmo circadiano (circa diem: intorno al giorno) è un ritmo scandito in un periodo di 24 ore, e ne è l’esempio principale il ritmo sonno/veglia. Quest’ultimo viene regolato da un ormone prodotto, a partire dalla serotonina, dall’epifisi, una piccola ghiandola annessa all’encefalo: la melatonina.

Quello che accade è che l’epifisi secerne la melatonina in relazione all’alternanza tra luce e buio e nello specifico durante la notte, tramite un sistema di recettori posti sulla retina che inviano ad essa gli stimoli luminosi “attivandola”. La melatonina rilasciata, poi, agisce sull’ipotalamo, la struttura deputata effettivamente al controllo del sonno.
Quindi l’alterazione dello scandire del tempo può confondere il nostro cervello, che risulta come disorientato su quelle che sono le necessità del corpo legate allo svolgersi delle attività quotidiane, e si ripercuote sull’umore e gli stati d’animo (non a caso la serotonina è definita come “l’ormone del buon umore”).

Avvertire la fame od il sonno ad orari improbabili è proprio una conseguenza di questo meccanismo e, sebbene siano solo sessanta minuti in meno (od in più nel caso dell’ora legale in primavera), l’organismo deve riadattarsi alle nuove cadenze orarie e riprogrammare il proprio orologio biologico, magari con qualche aiutino:

Sfogliando la gallery, cinque mosse per combattere tutti i principali disturbi del sonno e dell’umore portati dal cambio d’ora.

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