Saverio Altamura: dall’esercito all’arte

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Saverio Altamura: la storia dell’artista che, grazie al suo talento, fu sottratto alle armi

Francesco Saverio Altamura nasce nella nostra città – dove è stato ribattezzato u Capacchion, per via delle dimensioni della sua testa – il 5 agosto del 1822, ma vive per lo più a Napoli, dove, lasciati gli studi di Medicina precedentemente intrapresi, si iscrive all’Accademia delle Belle Arti, per seguire la sua più grande passione, la pittura.

Nel 1843 dipinge “Sfida tra Apollo e Marsia”, opera grazie alla quale ottiene l’esenzione dalla leva; è proprio a partire da questo episodio, però, che per lui cominciano i problemi.

La possibilità di evitare di finire in prima linea a combattere contro i Borboni, infatti, non solo lo costringe alla fuga continua, ma gli procura anche una condanna a morte. Passando di città in città, arriva a Firenze. Qui, nel 1850, entra in contatto con il circolo artistico che si raccoglieva nel Caffè Michelangelo e conosce la sua futura moglie, Elena Bucuri, una pittrice greca dalla quale ebbe tre figli.

Nel 1860 riesce a rientrare a Napoli, combattendo dalla parte delle armate garibaldine; eletto consigliere comunale, gli viene affidato l’incarico di preparare l’ingresso di Garibaldi a Napoli.

Alla fine del secolo, decide di tornare nella sua terra, dove accetta un incarico nel leccese. Nel 1896 pubblica la sua autobiografia, dal titolo “Vita e arte”.

Ad un anno dalla pubblicazione, muore a Napoli.