Serata della ricerca precaria

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Una serata a tema domenica scorsa allo Zapoj di Foggia. La ricerca scientifica al centro dell’interessante e dinamico incontro

Ricerca scientifica, come funzionano le dinamiche universitarie e come spiegarle a chi non è del settore: questi i temi al centro dell’incontro che ha avuto luogo domenica sera allo Zapoj, dove tra un panino e un sorso di birra il pubblico ha avuto modo di scoprire qualcosa in più sulla figura del ricercatore, troppo spesso (mi)sconosciuta, e sul suo lavoro. A raccontarlo tre giovani foggiani: Alberto Laratro, autore del blog Missione Scienza, Giuseppe Guida, fumettista e illustratore, e Antonio Baldassarro, dottorando in Neuroscienze all’Università di Bologna.

Serata della ricerca precaria
Serata della ricerca precaria

Dalla circolazione delle bufale sul web (ricordate quella della scorsa estate che sosteneva che avremmo visto Marte grande quanto la Luna?) e il loro impatto sulla nostra conoscenza, alle potenzialità della comunicazione scientifica attraverso il fumetto: arte e scienza, due universi che hanno più cose in comune di quanto possiamo immaginare. Ne è convinto Antonio Baldassarro, in arte Duckbill, che, oltre ad occuparsi di Biologia Cellulare e Molecolare nei laboratori dell’ateneo bolognese, collabora come fumettista con diverse case editrici. Il suo ultimo lavoro, Dottor assegnista ricercatore precario, all’occorrenza autista per convegni, segretario, portaborse, tuttofare, è un racconto autobiografico e autoironico sulla particolare condizione dei ricercatori italiani, in equilibrio instabile tra un contratto a progetto e l’altro e assurde pretese da parte dei “baroni”.

Una storia tragicomica scandita da fasi prese in prestito dalla vita cellulare, animata da metafore che spiegano con piglio ironico le dinamiche universitarie, pericolosamente scossa, e all’occorrenza salvata, da fenomeni fisici, come l’attrito. “Ciò che ci rende attaccati al nostro lavoro, quello che ogni giorno spinge i nostri sogni al di là della data di scadenza di un contratto, che ci fa sopportare condizioni di lavoro difficili, capi dispotici, prospettive misere, è la passione per ciò che facciamo. La passione è l’attrito che ci tiene incollati a questo piano che si fa ogni giorno più inclinato”.

Hanno concluso la serata gli interventi di alcuni ricercatori “scappati” all’estero, cervelli in fuga che hanno raccontato la loro storia e riportato la loro esperienza lontani dall’Italia, un distacco spesso doloroso ma necessario, anche solo per arricchirsi di nuovi spunti da sviluppare a casa propria.

Valentina Venditti