Street Art: la cultura urbana che colora i muri di Foggia

0
Street Art: la cultura urbana che colora i muri di Foggia
Street Art: la cultura urbana che colora i muri di Foggia

Dopo Zip e l’artista fiorentino Blub, arriva Luther Posca a rendere Foggia una galleria a cielo aperto

Due anni fa avevamo parlato dell’artista fiorentino Blub. In questi mesi è tornato per regalare a Foggia altre creazioni sempre rielaborando icone dell’arte e della cultura nel senso più ampio.

La street art, e la urban culture, dunque, in città sono vive e a dimostrarlo sono i muri che diventano gallerie d’arte a cielo aperto.

Oltre a Blub e il suo concetto di acqua alla gola e Zip (ancora attivo e prolifico) con la critica al mondo moderno con i sui stencil di accusa al consumismo e alla perdita di valori, si aggiunge: Luther Posca.

Il nome è costituito dalle parole Luther(riferimento a Martin Lutero o Martin Luther King?) e Posca (probabilmente in ricordo dei pennarelli indelebili usati per disegnare) e lo stile ricorda i fotomontaggi che dadaisti e esponenti new dada adoperavano per criticare e commentare quanto succedeva al mondo circostante.

Luther Posca, infatti, sia con tavoletta grafica che con dei pennarelli indelebili (gli uniposca appunto), disegna su riproduzioni di foto d’epoca di personaggi famosi (e non) e su riproduzioni di dipinti classici. Invadendo, come il collega fiorentino, la città con opere di piccole dimensioni attaccate con colla di farina, Luther espone ciò che è visibile anche su instagram.

Nelle opere dello sconosciuto artista, fotografie in bianco e nero di donne degli anni 30 vengono “tradotte” dai disegni sovrapposti ad esse. Quindi lo specchiarsi di una donna si trasforma in un tentativo di selfie, il soldato viene vestito con un cappello per bere birra, il toreador impavido si appresta a essere mangiato dal coccodrillo. Un atteggiamento che, osservando le opere iniviali, si è diluito. Se prima, infatti, copriva completamente il soggetto attribuendogli colori arbitrari quasi alla maniere dei fauves; nella produzione più tarda, al riempimento del colore, si preferisce la linea che, sì modifica il contenuto del messaggio, ma più elegantemente lascia, comunque, trasparire l’originale sul fondo.

Oltre alla streat art, la urban culture include anche dispiline come: breack dance, dj e MC (maestri di cerimonia). Non è da sottovalutare, poi, la contaminazione con il settore design e abbigliamento. Se già Obey oltre che street artis divenne produttore di un brand di abbigliamento, dei giovani stanno provando a fare lo stesso a Foggia.

Cinque ragazzi che hannod eciso, data la loro passione, di impegnarsi nella creazione di un marchio di urban wear totalmente italiano e soprattutto originale. Waves è il nome che si sono scelti e la semplicità, ben si accosta alle scelte di marcheting per i loghi attuate da grandi società (oltre che da obey).

Un fenomeno quindi che è cultura, che arriva dall’america e ora non pare ad arrestarsi, anzi.