Troia: da presidio militare a fiore all’occhiello di Puglia



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Troia: da presidio militare a fiore all'occhiello di Puglia
Troia: da presidio militare a fiore all'occhiello di Puglia

Nata come presidio militare,  dal 25 al 28 giugno verrà usata per presentare la Puglia all’Expo 2020 di Dubai

Costantemente ripetiamo che la Puglia (come del resto tutta la penisola), è ricca di bellezze.

Troia: da presidio militare a fiore all'occhiello di Puglia
Troia: da presidio militare a fiore all’occhiello di Puglia

Ci riempie d’orgoglio, quindi, la notizia che per promuovere opportunità di investimento e di collaborazione in campo economico, nonché tecnologico e nei diversi settori di eccellenza presenti nel nostro Territorio; la delegazione italiana che presenzierà a Dubai per far scoprire la Puglia e farla scegliere agli emirati arabi per i loro eventuali investimenti (anche in funzione dell’Expo 2020 che si terrà a Dubai) utilizzerà come immagine simbolo il rosone della cattedrale di Troia.

Il rosone è stato scelto per comunicare ai potenziali investitori qualcosa che nel medioevo era già presente: collaborazione e convivenza tra diverse etnie.

Se infatti abbiamo già affrontato il tema della presenza saracena a Lucera, a Troia bisogna dire che, nonostante contatti diretti con il mondo arabo non ci siano stati, a causa della presenza dei bizantini, anche nell’arte romanica del piccolo centro dei monti dauni si riscontra un influsso orientale (influsso riconoscibile anche nella cattedrale di Foggia ed in genere nel romanico pugliese).

La città di Troia viene creata nei pressi dell’antica colonia romana di Aecae (congiunta anche con la via Traiana) distrutta durante la guerra greco-gotica nel VI secolo d.C. Le popolazioni rimaste, occuperanno solamente quella che era l’antica acropoli e diventarono cittadini del presidio bizantino. Longobardi, greci e latini coabitavano per difendere i possedimenti bizantini dai longobardi di Benevento.

Questo fino al 1022, anno in cui l’imperatore Enrico II li sconfigge e costringe solamente a cambiare la lingua in cui veniva professato il rito sacro da greco a latino (oltre alla distruzione delle mura difensive che avrebbero dovuto resistere come quelle della Troia dell’epica greca e dalla quale la nostra prende il nome).

Una continuità di etnie, che si stratifica nella pietra. A dimostraro ci sono le losange dei muri d’ambito (come a Foggia che la copierà) e lo splendido rosone che sembra un merletto ricamato o una finestra traforata (mashrabiyya) usata nell’architettura islamica per permettere la ventilazione degli ambienti.

Una continuità e cooperazione che ci auguriamo possa colpire e convincere gli investitori degli emirati arabi.

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