Umberto Giordano: ricostruito l’Inno del Decennale



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Ricostruito l’Inno del Decennale dal maestro Carmen Battiante e pubblicato in volume

Dopo la pubblicazione dei primi due volumi dei Diari di Umberto Giordano, Foggia scopre un’opera giordaniana caduta nell’oblio: l’Inno del Decennale. La Fondazione Banca del Monte ha organizzato un incontro, tenutosi mercoledì 25 marzo, alle 18.30, presso la ‘Sala Fedora’ del teatro comunale “Umberto Giordano”, in cui è stata presentata alla cittadinanza la composizione giordaniana. Hanno partecipato il maestro Carmen Battiante, curatrice del volume che raccoglie le partiture dell’Inno, Saverio Russo, presidente della Fondazione, Sergio Cangelli, assessore all’Avvocatura, Contenzioso, Contratti e Appalti in rappresentanza del sindaco di Foggia, Franco Landella, Gloria Fazia, direttrice del Museo civico di Foggia, Francesco Di Lernia, direttore del Conservatorio di Foggia.

La partitura dell’Inno è stata pubblicata da Carmen Battiante che, da valente studiosa di Giordano, è riuscita a ricostruire le difficoltose vicende relative alla sua creazione e diffusione. Il Museo Civico di Foggia, dietro interessamento della Battiante, possiede due versioni autografe della partitura, una per coro e orchestra e una per canto e pianoforte, acquistate dal Comune nel 1996 ad un’asta Christie’s. Ma la Battiante ha potuto portare a termine la pubblicazione delle partiture, in un volume edito dalla Fondazione Banca del Monte, servendosi degli autografi custoditi nel Museo Civico e grazie a due collezionisti di manoscritti e cimeli giordaniani: il foggiano Raffaele Santoro, proprietario delle 3 diverse versioni dell’Inno, e Giuseppe Soggiu.

u gBenito Mussolini commissionò, nel 1932, ad Umberto Giordano, membro della Reale Accademia d’Italia sin dal 1929, un inno per celebrare il decennale della marcia su Roma. L’Inno, commissionato il 30 giugno, fu composto, quasi certamente sul pianoforte custodito nel teatro dedicato al compositore, in soli 6 giorni: il 6 luglio era pronto. Esso, secondo il Duce, doveva sostituire Giovinezza, inno del Partito Nazionale Fascista, e la Marcia Reale. Umberto Giordano pubblicò l’opera a sue spese, cosa che non successe per altre opere, e ciò dimostra quanto il Maestro fosse affezionato a questa composizione aderente alla retorica patriottica del regime. I versi dell’Inno furono composti da Gavino Gabriel, etnomusicologo e compositore sardo, fondatore e direttore della Discoteca di Stato, oltre che amico di personalità del tempo come Gabriele D’Annunzio, Ildebrando Pizzetti e Giuseppe Prezzolini.

L’Inno giordaniano fu eseguito privatamente a Villa Torlonia, la residenza romana del Duce, e qui il suo committente criticò le trombe che aprono la composizione, perché considerate troppo squillanti, e decise anche di rimuovere un verso del testo di Gabriel. La prima esecuzione ufficiale dell’Inno avvenne al Teatro alla Scala di Milano, sotto la direzione di Victor de Sabata: durante le prove, de Sabata consigliò a Giordano di spostare la tonalità della tromba da fa a sol.

Nel 1933, in occasione del decennale del fascismo, fu realizzato un film, Camicia nera, diretto da Giovacchino Forzano, librettista del Re, ultimo melodramma giordaniano: nella parte più importante del film, in cui si esalta con forza la potenza rigeneratrice del fascismo, si ascolta l’Inno di Giordano, e da ciò si deduce il prestigio goduto dal musicista foggiano, quale compositore di musica apprezzata dal regime.

Questa rara composizione, intitolata dapprima Inno d’Italia e poi Inno del Decennale, si presenta in 3 versioni differenti: quella in fa maggiore, in sol maggiore e in si bemolle maggiore. L’evento si è concluso con l’ascolto di una rarissima registrazione d’epoca, che ha messo in luce le indubbie qualità artistiche dell’Inno, pervaso da uno slancio nazionalistico.

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