Una Bohème coi fiocchi per “Opera in Puglia”

0
Gli artisti (foto di Francesca D'Ambrosio)

Strepitoso successo per la Bohème organizzata da “Opera in Puglia”

Nessun melodramma esprime i dissidi e la complessità della gioventù come La Bohème di Giacomo Puccini, ispirata al primo romanzo dello scrittore parigino Henry Murger (1822-1861), Scene della vita di Bohème (da questo romanzo è tratto anche un altro melodramma, La Bohème di Ruggero Leoncavallo, che non è riuscito a sostenere il confronto con l’opera pucciniana). Il primo capolavoro del Maestro lucchese, grazie al finanziamento della Regione Puglia e alla collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese, è andato in scena, il 17 aprile, al Teatro Giordano di Foggia. La Bohème, infatti, rappresenta il primo spettacolo dell’edizione 2018 di “Opera in Puglia”, organizzata dalla Cooperativa OLES(Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento), con la direzione artistica di Giandomenico Vaccari e il coordinamento artistico di Maurilio Manca.

Dal 2017, quindi, gli spettacoli vengono allestiti e rappresentati inizialmente al Politeama Greco di Lecce, per essere poi ospitati presso i teatri di Foggia, Brindisi e Barletta.
Dopo La Bohème di Giacomo Puccini, avremo ancora La cenerentola di Gioachino Rossini (17 maggio) e Fedora di Umberto Giordano (ottobre).

Tornando alla nostra Bohème, il pubblico si è imbattuto in un allestimento tradizionale (con tutti i pregi della tradizione e nessun difetto – precisare non fa mai male). Tradizionale anche la scenografia: una soffitta misera (con un tavolo, quattro sedie, una stufetta e un letto – Mimì non può morire su una sedia o su una poltrona! Che oltraggio!) ma dignitosa; una piazza circondata da alcune attività commerciali; l’essenzialità della Barrière d’Enfer, con il suo splendido cancello e la sua atmosfera commerciale.

Il coro e il coro di voci bianche al termine del secondo quadro (foto di Francesca D’Ambrosio)

Prima di elogiare i cantanti – tutti hanno interpretato le proprie parti con grande competenza – è bene sottolineare il grande lavoro svolto dal Maestro del coro, Emanuela Aymone: il coro “Opera in Puglia” (12 soprani, 4 mezzosoprani, 5 contralti, 11 tenori, 4 baritoni, 4 bassi – 40 cantanti) è stato letteralmente splendido. Magnifico durante il secondo quadro. E il pubblico non ha potuto non tributare ad esso il giusto riconoscimento. Non dimentichiamo, però, anche il deliziosissimo coro di voci bianche “Opera in Puglia”, affidato al M° Luigi Mazzotta. Amadi Lagha è stato un ottimo Rodolfo: sincero, passionale, forte, anche un po’ spavaldo (è l’amore a renderci spavaldi, questo è certo). Mai fuori posto. Eccezionale in Che gelida manina e in O soave fanciulla (entrambi quadro I). Il Rodolfo di Lagha lo ricorderemo ancora per molto. Valeria Sepe nelle vesti di Mimì ha convinto tutti: sin dal suo ingresso ha saputo catturare il cuore (e questo non è facile) degli spettatori – peccato che non sia stato neanche sfiorato il sold out – e la sua interpretazione di Sì, mi chiamano Mimì (quadro I) ha stregato tutti. Interessante anche la sua vis scenica.

È giunto il turno di Diana Tugui, Musetta. Notevole nel celebre Valzer di Musetta (anche se non c’è stato nessun applauso per la sua splendida interpretazione). Sorprendente il trio Marcello (Italo Proferisce), Schaunard (Marco Camastra) e Colline (Dario Russo). La Vecchia zimarra di Dario Russo ha strappato più di una lacrima. Un po’ sottotono il Benoit di Giorgio Schipa. Il lavoro compiuto dal M° Gianluca Martinenghi, la cui direzione è stata particolarmente ponderata, e dal regista Alessandro Idonea è stato premiato con circa 6 minuti di applausi e varie chiamate degli artisti. Applausi meritatissimi.