Vieste: un mare di leggende e bellezza

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Scopriamo insieme la storia di Vieste, incantevole paese del Gargano, il cui fascino è paesaggistico e… Leggendario

Siamo nel II secolo a. C., quando in uno scritto, Tolomeo parla di Apeneste, zona riparata dalle montagne scelta come rifugio dai Greci, per trascorrere del tempo lontano dalle proprie famiglie. Famiglie, dalle quali, comunque, tornavano e a cui volgevano sempre il loro pensiero, anche standone lontani: non a caso, infatti, la dea alla quale erano più devoti era Estia. Il culto di Estia si diffuse in maniera massiccia tra le popolazioni locali e coinvolse anche i romani, che chiamarono la dea Veste e quella zona a lei sacra Vesta.

Nacque, così, Vieste, una delle perle garganiche, orgoglio paesaggistico della nostra provincia. Con i suoi 13mila abitanti, è una delle mete turistiche più ambite, per chi decide di trascorrere le sue vacanze sulle coste dell’Adriaìtico.

E, chiunque vi si stato, non ha potuto non rimanerne affascinato. D’altronde, come si fa non rimanere abbagliati dalle stradine antiche di Punta San Francesco, i negozietti scavati nella pietra del centro storico, le case a pian terreno con la pasta fresca appena fatta in bella mostra sull’uscio, il faro che saluta i passanti a Marina Piccola, il porto e i locali avvolti da musica e risate?

Narraci, o mare, le leggende di Vieste…

A fare da cornice a tutte queste bellezze, ovviamente, il mare. Quel mare che avvolge il paese su due lati, dando vita alla spiaggia di San Lorenzo e la spiaggia del Pizzomunno. Un mare limpido, azzurro, che ti entra negli occhi e nel cuore. E che parla.

Sì, parla e racconta storie, leggende. Come la leggenda del Pizzomunno, quel maestoso pezzo di roccia bianca che troneggia sulla spiaggia e osserva tutta la litoranea.

Del Pizzomunno, esistono due leggende.

La leggenda di Pizzomunno, una delle bellezze di Vieste
La leggenda di Pizzomunno, una delle bellezze di Vieste

La prima, riguarda due amanti. Si narra, infatti, che un giovane pescatore si fosse innamorato di una sirena e passasse le sue giornate aspettando che lei comparisse a riva, per salutarlo. Un giorno, però, la sirena non si presentò; da quel momento, il giovane rimase in attesa della sua amata, fermo sulla spiaggia, piangendo. Quel pescatore è Pizzomunno, morto pietrificato, ancora aspettando la sirena che gli ha rubato il cuore.

La seconda, riguarda un padre pentito, Munno. Munno era un ricco patrizio, che partecipava alle persecuzioni cristiane. Un giorno, gli fu riferito che, tra i seguaci di Cristo, c’era anche sua figlia. L’uomo raggiunse la spiaggia dove i Cristiani si riunivano e vi trovò, effettivamente sua figlia, seduta accanto ad un pescatore, suo innamorato; i soldati diedero inizio alla battaglia e il pescatore, per proteggere la fanciulla, fu trafitto da una lancia e si accasciò in mare.

La fanciulla, disperata, cominciò a cercarlo tra le onde, fino a quando, sotto gli occhi di suo padre, non fu completamente travolta dall’alta marea. L’uomo, straziato dal dolore, iniziò ad imprecare contro quel Dio che la figlia tanto aveva amato, fino a quando fu colpito da un fulmine. Nel punto stesso in cui il fulmine colpì Munno, il giorno dopo la sua morte, comparve il monolite, al quale, per questo motivo, fu dato il nome di Pizzomunno.

A quale leggenda credere? Cosa si cela dietro il Pizzomunno? Non si sa. L’unica cosa certa è quel monolite non fa altro che aumentare la bellezza e la maestosità di quel lungomare e di quel paese.